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  • L'arte romana | ProfCasilli

    Roman art Page Title The history of Rome goes from 753 BC (year of the mythical foundation by Romulus) to 476 AD (fall of the Roman Empire at the hands of Odoacer) ._ cc781905-5cde-3194-bb3b- 136bad5cf58d_ In the first two centuries Rome was governed by a monarchical system followed by a long republican period which lasted until the end of the first century BC. charges were concentrated in the hands of Octavian who chose the title of Augustus (= the one who possesses the authority), starting the imperial era . L'eredità degli Etruschi Nella penisola italica si erano stanziati diversi popoli fin dal Paleolitico che avevano dato origine a civiltà differenti. Mentre i Greci, nell'VIII secolo a.C., colonizzavano quei territori dell'Italia meridionale e della Sicilia che avrebbero preso il nome di Magna Grecia, e mentre in Sardegna si sviluppava la civiltà nuragica, tra Emilia-Romagna, Lazio e Toscana, gli Etruschi dettero vita ad una cultura originale, pur con influenze greche. L'origine di questo popolo è ancora oggetto di indagini: sebbene ci restino notevoli testimonianze materiali, la loro lingua scritta è stata decifrata solo in parte, o meglio, i testi scritti che ci sono arrivati contengono per lo più elenchi di nomi, cariche onorifiche, nomi di divinità o di festività religiose. Mancano invece testi più complessi che raccontino la vita e la cultura di questo popolo. Sappiano che erano organizzati in città indipendenti governate da un signore che prendeva il nome di lucumone ; erano accomunate da lingua, religione e costumi. Il momento di massimo splendore di questa civiltà si ebbe tra il VII e il VI sec. a.C. quando impose il proprio dominio su Roma. Tra i famosi sette re di Roma troviamo infatti Tarquinio Prisco , Servio Tullio e Tarquinio il Superbo , tutti di origine etrusca. Gli Etruschi svilupparono conoscenze tecniche che verranno largamente impiegate dai Romani e il popolo stesso si fonderà con quello romano. Esperti nella lavorazione del ferro , e più in generale dei metall i, ricordiamo che frequentarono i nostri territori per procurarsi il ferro proveniente dalla Valle Trompia che veniva scambiato con vari prodotti; primo tra tutti il finissimo vasellame caratteristico di questa civiltà: il bucchero, una ceramica sottilissima di colore nero ottenuta con un procedimento particolare in assenza di ossigeno. Si distinsero nel campo che oggi chiameremmo dell'ingegneria idraulica progettando sistemi di bonifica di territori paludosi, deviazione di fiumi, costruzione di canali artificiali, gallerie, pozzi, cisterne, acquedotti, sistemi di scolo dell'acqua piovana, fognature e strade, L'invenzione per la quale sono sicuramente più conosciuti è l 'arco a tutto sesto con cui realizzarono porte di città e ponti. Perugia, la Porta pulchra parte delle antiche mura della città e una porta etrusca perfettamente conservata e tutt'ora utilizzata. (seconda metà del III sec. a.C.) Canino (Viterbo), Ponte dell'arcobaleno (anche detto del diavolo), costruito dagli etruschi nel III sec. a.C. In campo artistico gli Etruschi eccellono nella terracotta con cui realizzano grandi statue, sarcofagi e le decorazioni dei frontoni dei loro templi. Apollo di Veio, terracotta, altezza 180 cm, VI sec. a. C.; Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) Sarcofago degli sposi (VI sec. a.C.), terracotta, 140 x 220 cm, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma Frontone del Tempio di Talamone (150 a. C.), Terracotta; Museo Nazionale Archeologico di Firenze Molto particolari sono i 'canopi etruschi ', vasi funerari utilizzati nelle sepolture ad incinerazione (i vasi, cioè, contenevano le ceneri dei defunti). Questi vasi erano caratterizzati da una copertura che rappresentava una testa umana. Talvolta, il vaso era accompagnato anche da braccia e poteva essere collocato su una specie di trono. Le teste potevano essere accompagnate da elementi metallici come orecchini e talvolta sul volto venivano aggiunte delle maschere. Sempre rimanendo nel campo della terracotta, famosissimi sono i buccheri . Si tratta di una particolare varietà di vasi di colore nero e di forme varie. Una caratteristica particolare di questi vasi è la sottigliezza delle pareti . Il colore nero deriva da un particolare tipo di cottura in assenza di ossigeno . Questo tipo di cottura trasformava l'ossido ferrico contenuto nell'argilla in ossido ferroso, una vera e propria reazione chimica che modificava la terracotta anche all'interno e non solo in superficie. Gli etruschi amavano molto il bronzo, ma si trattava di un materiale prezioso, quindi inventarono questo particolare procedimento per creare degli oggetti che sembrassero fatti di bronzo. A sinistra la molecola di Ossido ferrico (Fe2O3); a destra la molecola di ossido ferroso (FeO) Chimera di Arezzo, bronzo (IV sec. a. C.); Museo Archeologico Nazionale di Firenze Museo Civico Archeologico di Bologna Lupa Capitolina, bronzo (V sec. a. C.), lunghezza 75 cm; Musei Capitolini di Roma Museo Nazionale Archeologico di Villa Giulia, Roma Necropoli di Cerveteri La città romana La città romana replica l'organizzazione del castrum , cioè dell'accampamento militare romano. È suddivisa da strade che si incrociano ad angolo retto. Le strade che vanno da nord a sud si chiamano cardi , mentre quelle che vanno da est ad ovest si chiamano decumani . Al centro della città romana si incrociano il cardo massimo e il decumano massimo . Nel punto di intersezione c'è la piazza del foro con gli edifici più importanti della città. La piazza del foro è chiusa da un lato dall'edificio della basilica , disposta in orizzontale. Sul lato opposto, generalmente c'è il tempio . La piazza del foro è generalmente circondata da portici sotto i quali si aprono botteghe in cui si possono trovare merci provenienti dalle diverse parti dell'impero. Sono generalmente merci preziose. La Piazza del Foro di Brescia (Brixia) Capitolium Teatro Decumano massimo (Via Musei) Portici del Foro Basilica Ricostruzione della Piazza del Foro di Brixia La basilica romana Edificio rettangolare che chiudeva la piazza del foro. ingresso sui lati lunghi dell'edificio absidi sui lati corti file di colonne che dividono lo spazio in navate Edificio di uso civile : la basilica è una piazza coperta usata per incontrarsi e fare affari; è anche la sede del tribunale dove l'imperatore o i suoi rappresentanti amministrava la giustizia. In una delle absidi stava la statua dell'imperatore ; dal lato opposto c'era un seggio su cui si sedeva l'imperatore (o un suo rappresentante) durante i processi. Basilica Ulpia: chiudeva il lato nord-occidentale del Foro di Traiano La casa romana Meraviglie - Villa Adriana dal minuto 00:43 I Romani hanno diverse tipologie di abitazioni: la villa , che è sostanzialmente una casa di campagna circondata da terreni produttivi. Una parte era dedicata all'abitazione del proprietario, mentre il resto era destinato alle attività produttive e come abitazione degli schiavi che coltivavano i campi e allevavano gli animali l'insula , che corrisponde ad un 'condominio' popolare in cui vivevano le persone meno ricche che non potevano permettersi di costrursi un'abitazione indipendente; a seconda della disponibilità economica, coloro che abitavano nell'insula potevano occupare una o più stanze. Vi erano, inoltre, spazi comuni e negozi, collocati al piano terra con apertura sulla strada. A causa dei frequenti incendi, agli abitanti dell'insula era proibito cucinare nelle proprie stanze. Si cucinava generalmente nel cortile interno. la domus , è invece una casa patrizia di città. La domus è un edificio generalmente a due piani . Non è decorato all'esterno, ma anzi è nascosto, poco appariscente e, al piano terra, privo di finestre che possano dare sulla strada per garantire la riservatezza della famiglia. La descrizione che segue si basa essenzialmente sulla cosiddetta Domus di Dioniso , una delle due abitazioni patrizie che fanno parte del percorso museale di Santa Giulia a Brescia . Il Monastero di Santa Giulia e San Salvatore costruito da Desiderio, ultimo re dei Longobardi nel 753 d.C., sorge infatti su un quartiere patrizio composto da diverse domus che si dispiegano per ben 10.000 metri quadrati sotto tutto il complesso museale, lungo l'antico decumano massimo, strada orientata da est ad ovest. Alla Domus di Dioniso si accede attraverso un cardo minore (strada orientata da nord a sud). Domus di Dioniso, Brescia Domus delle Fontane, Brescia Sulla facciata della domus si aprono a destra e a sinistra due tabernae , cioè due negozi. Questi ambienti non comunicano con l'interno della casa. Tra le due tabernae ci sono le fauces , cioè l'ingresso della domus. Il termine latino indica la bocca (in italiano rimangono i termini 'fauci' - bocca di un animale feroce e 'foce' - la parte terminale del fiume che si getta in mare). L'ingresso alla casa è protetto da un portone di legno. Il cuore della casa romana è l'atrio , una stanza solo parzialmente coperta da un tetto spiovente (compluvium), spesso sorretto da colonne. Si ha quindi una stanza con un portico che gira tutto intorno e che ha un'apertura centrale che permette alla pioggia di essera raccolta in una vasca profonda solo pochi centimetri (impluvium ) collegata ad una cisterna che si trova nel piano interrato. La cisterna permette di conservare l'acqua e di tenerla fresca anche d'estate. Questo sistema di accumulo dell'acqua era molto importante perché era spesso la sola acqua che avevano a disposizione per tutti gli usi. L'atrio è anche l'unica fonte di aria e luce naturale delle stanze che lo circondano al piano terra. Il termne che dà il nome a questa stanza viene da un aggettivo latino (ater ) che vuol dire scuro. Sembra strano dal momento che è la stanza più luminosa della casa. Il motivo di questo nome è legato al fatto che nell'atrio è collocato un fuoco dedicato alla dea Vesta , protettrice della casa, che rimane sempre acceso. Di giorno è compito della matrona, la padrona di casa, tenerlo acceso, mentre di notte se ne occupa una schiava. Sempre nell'atrio è generalmente collocato il lararium , un piccolo tempio domestico caratterizzato da colonnine sormontate da un timpano e dotato di porticine che potevano essere chiuse. Nel larario ci sono piccole statue di divinità cui gli abitanti della casa erano devoti. Piccole lucerne erano accese in onore delle divinità. Sempre nell'atrium era presente anche un armadio in cui erano conservate le maschere funerarie in cera che riproducevano il volto dei parenti defunti. Le maschere erano identificate con dei cordoncini rossi cui erano legate delle targhette col nome degli antenati) Sull'atrio si aprono altre stanze: quelle il cui pavimento era semplice, non decorato, erano stanze di servizio, utilizzate dagli schiavi; quelle col pavimento a mosaico erano invece riservate alla famiglia padronale. Il tablinum era una stanza con una grande apertura rivolta verso l'atrium: nel tablinum c'è un tavolo e possiamo dire che si tratta di una stanza polifunzionale. Nel tablinum, infatti, la mattina si radunava la famiglia per la colazione; dopo colazione diventava lo studio del padrone di casa che qui riceveva le persone che volevano parlare con lui. In questa stanza c'era una cassapanca contenente i documenti importanti della famiglia. sull'atrio si apre anche la stanza più grande e più ricca della domus romana, il triclinium . Il triclinio è la sala dei banchetti in cui vengono collocati i letti triclinari su cui i romani mangiano in posizione semi-sdraiata. Al banchetto partecipavano uomini e donne. Queste ultime, però ad un certo punto si ritiravano nel tablinum, dove continuavano a stare insieme con le ospiti. Accanto al tablinum c'era una culina (= cucina), spesso collegata, come a Brescia, con una dispensa. La culina aveva un'apertura nel soffitto da cui si faceva uscire il fumo. Nella Domus di Dioniso, di Brescia la culina è anche il luogo in cui si alimenta il sistema di riscadamento a pavimento della camera da letto padronale. Il riscaldamento ad ipocausto prevede che il pavimento della stanza sia più alto e sostenuto da una serie di colonnine fatte di mattoni. In questa intercapedine si faceva passare aria calda che saliva anche attraverso le pareti che contenevano delle sorte di tubature che permettevano così di riscaldare anche le stanze vicine. La camera da letto (cubiculum ) conteneva solo il letto, una cassapanca e un armadio. La struttura della domus al piano terra era generalmente fatta di pietra o mattoni; una scala collegava il piano terra col primo piano sul quale si trovavano altri ambienti. Il secondo piano era generalmente costruito in legno. Alcune case avevano anche un cortile interno circondato da un portico sostenuto da colonne (peristilio) al centro del quale c'era un piccolo giardino. Talvolta la casa aveva un vero e proprio viridarium - un ampio giardino con alberi, sotto i quali rilassarsi nel periodo estivo, alberi da frutto e un orto con piante utilizzate in cucina e per uso medicinale. La Domus delle Fontane , molto più grande della Domus di Dioniso, è dotata di molte più stanze tra cui diversi triclini, stanze da letto riscaldate, un nynphaeum (sorta di giardino interno con piante in vaso e una fontana molto scenografica caratterizzata da mosaici in pasta di vetro blu e conchiglie) un grande viridarium. Il teatro L'anfiteatro Le terme L'acquedotto Le latrine Il Pantheon Pantheon in 3D - Flipped Classroom Pantheon visita virtuale Il Pantheon è un tempio dedicato a tutti gli dei ; si trova a Roma e ci è arrivato praticamente intatto. L'imponente portone d'accesso in bronzo è ancora quello originale di epoca romana. Davanti all'ingresso c'è un pronao rettangolare ottastilo, che presenta, cioè, otto colonne nella parte frontale. Le colonne monolitiche sono in granito egizio, sono lisce e sono sormontate da capitelli corinzi su cui poggiano la trabeazione e il timpano. Il tempio vero e proprio ha pianta circolare , ispirato ai grandi mausolei funerari degli imperatori . L'interno, pavimento e pareti, è arricchito con lastre di marmi colorati con motivi geometrici. La cupola è realizzata in un pezzo unico grazie al calcestruzzo leggero, inventato dai romani, in cui è presente la pozzolana - pietra leggera di colore rosso e di origine vulcanica. Al centro della cupola a cassettoni c'è una grande apertura, l'oculo ' che permette l'accesso della luce naturale. 1/13 Ara Pacis Ara Pacis - visita virtuale L'Ara Pacis Augustae (Altare della pace di Augusto) è un antico altare fatto costruire a Roma nel 9 a.C. dal primo imperatore romano Augusto, dedicato alla Pace (in latino Pax, intesa come divinità). Originariamente posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie, il luogo era emblematico perché posto a un miglio romano (1.472 m) dal pomerium, limite della città dove il console di ritorno da una spedizione militare perdeva i poteri ad essa relativi (imperium militiae) e rientrava in possesso dei propri poteri civili (imperium domi). Questo monumento rappresenta una delle più significative testimonianze pervenuteci dell'arte augustea e intende simboleggiare la pace e la prosperità raggiunte come risultato della Pax Romana. L'Ara Pacis, il trionfo di Augusto - Storica - National Geographic Nel Medioevo l'Ara Pacis, come molti altri monumenti di epoca romana, fu usata come una "cava di marmo": il marmo venne utilizzato per fabbricare altre costruzioni. Verso la metà del 1500 ci fu la prima riscoperta in tempi recenti dei resti dell'Ara Pacis, ritrovata sotto un palazzo a poche centinaia di metri a sud est di dove il monumento fu in seguito ricostruito e restaurato. I marmi decorati a bassorilievo entrarono a far parte di importanti collezioni (a Firenze nelle collezioni medicee poi confluite nella Galleria degli Uffizi; un frammento si trova ora al Museo del Louvre di Parigi e un altro ai Musei Vaticani). Seguirono nei secoli successivi diverse campagne di scavo e progetti di ricostruzione dell'antico monumento. Il museo dell'Ara Pacis e la ricostruzione del monumento, attualmente visitabile, vennero completate nel 2006 su progetto di Richard Meier. Saturnia Tellus (l'età di Saturno ) è una complessa allegoria di una mitica terra dell'Età dell'oro. Si tratta di una delle decorazioni a bassorilievo meglio conservate dell'Ara Pacis. Il rilievo rappresenta una grande figura femminile seduta con in grembo due putti e alcune primizie. Ai lati si trovano due ninfe seminude, una seduta su un cigno in volo, simbolo dell'aria, e l'altra su un drago marino, simbolo del mare; questi due animali evocano la serenità della pace in terra e in mare. Anche il paesaggio ha elementi allegorici: a sinistra è fluviale, con canne e un'oinochoe (anfora) dal quale fluisce l'acqua, al centro è roccioso con fiori e animali (una giovenca accasciata e una pecora che pascola), mentre a destra è marino. L'interpretazione della scena non è univoca: la figura centrale potrebbe essere una Venere Genitrice o una personificazione dell'Italia, o forse ancora della Pax: forse queste interpretazioni erano fuse in un'ideologia ambivalente della Pax Romana dell'epoca di Augusto. La colonna traiana La colonna Traiana - romanoimpero.com Trajan's Column - National geographic Mausolei monumentali Mausoleo di Augusto Mausoleo di Augusto - Ulisse Mausoleo di Adriano - Castel Sant'Angelo Pompei ed Ercolano Brixia Google Maps - via dei Musei, 59 Archeo3D'Italia - Alla scoperta di Brescia Capitolium - L'area archeologica del Tempio Capitolino di Brescia Scavi archeologici testimoniano che già nel terzo millennio a. C. a Brescia c'erano degli insediamenti abitativi. La prima popolazione attestata nella città è quella dei Liguri, una popolazione pre-indoeuropea che in antichità occupava un territorio molto più vasto dell'attuale Liguria che si estendeva dalla regione costiera e montuosa della Provenza fino all'attuale Toscana. I primi insediamenti dei Liguri si trovavano sul Colle Cidneo, in una posizione favorevole per la difesa. Il nome del colle viene fatto risalire al re Cydno, figlio di Ligure, mitico fondatore della civiltà di questa popolazione. Sul Colle si sono poi avvicendati insediamenti Pompei Ercolano Oplontis Stabia Boscoreale La scultura romana Augusto di Prima Porta (I secolo d.C., marmo, altezza 204 cm; Musei Vaticani Gli archeologi trovarono la statua di Augusto di Prima Porta il 20 aprile 1863 presso la Villa di Livia. L’abitazione di Livia Drusilla, moglie di Augusto era costruita nei pressi di Prima Porta. Forse l’autore che oggi rimane sconosciuto era uno scultore greco. La statua di Augusto si trova ai Musei Vaticani presso Città del Vaticano. Augusto è raffigurato in piedi con il braccio destro alzato. L’imperatore indossa una lorica , una corazza da legionario molto decorata sul davanti. Sotto la corazza porta poi una tunica corta militare. Augusto inoltre indossa un paludamentum cioè un mantello intorno ai fianchi. Un lembo del mantello è portato sul davanti e ricade sulla mano sinistra. L’imperatore sempre nella mano sinistra impugna una lancia . Un bambino che rappresenta Eros a cavallo di un delfino è scolpito vicino alla gamba destra. La posa assunta dell’imperatore era tipicamente utilizzata per richiedere il silenzio prima dell’incitamento dell’esercito in battaglia (allocutio ). L’Eros che compare ai piedi della statua di Augusto è un simbolo della nascita della dea Venere che sorse dalle acque . Questo particolare ricorda l’ascendenza di Augusto che apparteneva alla gens Iulia . L’imperatore, quindi, vantava una diretta discendenza da Venere. La dea, infatti, era madre di Enea che a sua volta era padre di Ascanio o Iulo. La statua è propagandistica, cioè serve a rafforzare l'idea del potere politico dell'imperatore. I Romani realizzavano statue di questo genere in tutte le città dell'impero, in modo che ovunque si ricordasse chi deteneva il potere. I rilievi che decorano la lorica di Augusto fanno riferimento alla storia e all’ideologia dell’Imperatore. In alto è raffigurata la personificazione del caelum. Al di sotto poi vola la quadriga del Sole. Verso destra si trova poi la luna che è quasi del tutto coperta da Aurora. Al centro della lorica si trovano due personaggi. Si tratta del re dei parti, Fraate IV che restituisce le insegne sottratte ai Romani dopo la sconfitta di Crasso. Forse il generale romano che è accompagnato da un lupo è Tiberio che partecipò alla campagna contro i Parti. Il paludamento indossato dall’Imperatore era solitamente portato col parazonium che rappresentava il simbolo del generale romano in comando all’esercito. La corazza indossata da Augusto era realizzata nella realtà in pelle con inserti in metallo. Nella statua risulta però molto aderente e fa risaltare le masse muscolari del corpo. L’animale che accompagna il generale romano raffigurato al centro della lorica è probabilmente una Lupa che era il simbolo di Roma. Secondo altri storici si tratta invece di Augusto o di Marte dio della guerra. Ai lati della lorica si trovano due donne che stanno piangendo. Quella di destra porta in mano uno stendardo sul quale è rappresentato un cinghiale e la carnix , la tromba celtica a forma di drago. La donna di sinistra invece sembra sottomessa e porge un parazonium. Forse la prima donna rappresenta le tribù celtiche del nord-ovest della Spagna, gli asturi e i cantabri. Augusto aveva conquistato queste popolazioni. Secondo un’altra ipotesi rappresenta invece la Gallia che l’imperatore Augusto aveva riorganizzato e pacificato tra il 12 e l’8 avanti Cristo. La seconda donna invece porta un’arma, quindi, potrebbe rappresentare le tribù germaniche che abitavano tra il Reno e l’Elba. Sotto le figure delle donne sono presenti Apollo su un grifone e Diana seduta su un cervo. In basso, infine, si trova la dea Tellus che è simbolo di fertilità e tiene in mano una cornucopia colma di frutta. Vi sono anche due neonati che afferrano la veste della dea. I neonati che si reggono alla veste della dea ricordano le figure della Tellus Mater dell’Ara Pacis. I ritratti romani sono molto realistici perché tramandano l'immagine di persone realmente vissute. I segni del tempo e della vita sono considerati molto importanti: un uomo raggiunge una certa posizione sociale grazie al proprio carattere e grazie a tutta una serie di esperienze anche molto difficili che lasciano il segno sul corpo. Ritratto di Silla (I sec. a. C.), marmo; Museo Nazionale Archeologico di Venezia Ritratti della Collezione Torlonia

  • Storia dell'arte | ProfCasilli

    Art History "L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è." Paul Klee come faccio a studiare? Storia dell'arte è una materia interdisciplinare : non si tratta di imparare a memoria delle cose, come per esempio la vita degli artisti, quanto piuttosto di capire cosa spinge un artista ad esprimersi in un certo modo. Cerco di spiegarmi meglio: vediamo che nel tempo e nei diversi luoghi il modo di lavorare degli artisti cambia in base ai materiali disponibili, alle scoperte tecnologiche e scientifiche, ma anche, e soprattutto, cambia in base alla cultura del tempo . Ti faccio qualche esempio: nella preistoria si dipingono prevalentemente animali perché la sopravvivenza dell'uomo dipende fortemente dalla natura. L'uomo, in quell'epoca è 'animista' cioè per lui tutti i fenomeni naturali (pioggia, siccità, ecc.), gli elementi della natura (vento, terra, acqua, fuoco, ecc.) così come gli animali sono divinità, I greci rappresentano la natura, ma soprattutto la figura umana e cercano di rappresentarla nel modo più perfetto possibile : quella greca è una cultura raffinata. I greci, tra le tante cose, hanno inventatola filosofia che è lo studio del pensiero umano su qualunque argomento incuriosisca l'uomo: dai meccanismi che regolano la natura, al modo degli uomini di organizzarsi nella società fino a ragionare su cosa sia la bellezza. Gli artisti greeci, specialmente nel periodo classico, realizzano opere che traducono in forma artistica l'idea di bellezza scoperta dai filosofi. Non rappresentano persone veramente esistite, ma modelli di bellezza come atleti e divinità. Se non avessero dedicato tempo ed attenzione a questo aspetto, probabilmente la loro arte sarebbe stata diversa. Nel Rinascimento si mette l'uomo al centro di tutte le cose, quindi è normale che i protagonisti delle opere siano figure umane sempre più prese dalla realtà e di cui si cerca di rendere anche lo stato d'animo, il carattere, oltre alla somiglianza. In quest'epoca, chi poteva permetterselo, si faceva fare un ritratto . Quindi il pensiero, gli eventi della storia, le altre forme d'arte come la musica e la letteratura influenzano e a volte entrano a far parte delle opere d'arte visiva, quindi dobbiamo tenerne conto se vogliamo davvero capirle. Ascoltare le lezioni in classe non è sufficiente perché come dicevano i latini verba volant , cioè le parole volano via, nel senso che le dimentichiamo o ne dimentichiamo una buona parte perdendo spesso il senso del collegamento tra un elemento e le sue conseguenze. L'unico modo di imparare è quello di prendere degli appunti (vale per arte, ma anche per le altre materie). Scrivere ci permette di prestare maggiore attenzione alle cose che vengono illustrate nel corso della lezione e ci permette di organizzarle in modo che le possiamo ricordare. E' molto importante imparare a prendere degli appunti che siano veramente utili: non si tratta di scrivere parola per parola quello che dice l'insegnante, ma di prendere nota delle cose più importanti. Per affrontare lo studio degli artisti di un determinato periodo è quindi importante avere ben chiaro il contesto storico e culturale in cui lavora l'artista Suggerimenti per uno studio efficace Up Qui sotto trovate il link alla linea del tempo realizzata dai Musei della Lombardia: un modo interessante per scoprire il patrimonio culturale del nostro territorio dalla preistoria fino al contemporaneo. Di seguito, un video introduttivo al Museo di Santa Giulia di Brescia in cui sono visibili le diverse sezioni, dalla Protostoria in poi. Il video è stato registrato mentre era in corso la mostra dell'artista contemporaneo Mimmo Paladino, un artista che da sempre dialoga con la storia antica. Timeline - Musei della Lombardia 布雷西亚和圣朱利亚博物馆

  • Tardo Antico_Arte Paleocristiana | ProfCasilli

    Roman art Page Title The history of Rome goes from 753 BC (year of the mythical foundation by Romulus) to 476 AD (fall of the Roman Empire at the hands of Odoacer) ._ cc781905-5cde-3194-bb3b- 136bad5cf58d_ In the first two centuries Rome was governed by a monarchical system followed by a long republican period which lasted until the end of the first century BC. charges were concentrated in the hands of Octavian who chose the title of Augustus (= the one who possesses the authority), starting the imperial era . simbolo = immagine cui viene associato un significato diverso da ciò che l'immagine stessa rappresenta. Il significato a volte è conosciuto solo da un gruppo ristretto di persone. Questo accade anche per i simboli dei primi cristiani nelle catacombe. Linea del tempo Le immagini che ritroviamo nei primi luoghi di culto cristiano provengono da modelli ampiamente utilizzati nell'arte romana, usati però, con un significato simbolico diverso e comprensibile solo al gruppo dei cristiani. Un esempio è dato dalla raffigurazione del buon pastore : figura già presente nell'arte romana che i cristiani utilizzano per parlare di Cristo. Agnello che benedice i pani , metà del IV secolo, affresco 40 x 28cm Catacomba di Commodilla, Roma esempio di simbolo: l'agnello è Cristo Il buon pastore , statua romana (III-IV sec. d. C., Museo Lateranense (Roma) Museo Pio-Cristiano. Sarcofago dei Tre Pastori e la vigna simbolica, seconda metà del IV sec. Foto di Fabrizio Garrisi, licenza Creative Commons Affresco del Buon Pastore , Catacombe di San Callisto a Roma. Foto: licenza Creative Commons Un altro esempio di simbolo molto diffuso è quello del pesce. L'utilizzo del pesce per indicare la presenza di una comunità cristiana nelle vicinanze, deriva dall'acronimo ichthýs, formato dalle iniziali delle parole 'Iēsous Christόs, Theoù Yiόs, Sōtēr', “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” Lastra del sarcofago di Livia, scoperto nel cimitero. The text is Livia Primitiva Le catacombe Le catacombe sono aree cimiteriali sotterranee generalmente scavate nella roccia. Il termine viene dal latino catacumba la cui origine è incerta (viene probabilmente dal greco e il suo significato probabile è 'cavità sotterranea'. Nel periodo in cui i cristiani venivano perseguitati, i fedeli si ritrovavano nelle catacombe per pregare. Qui troviamo le prime testimonianze pittoriche paleo-cristiane. Le catacombe non sono un'esclusiva della religione cristiana: ne esistono anche di fenicie e pagane; già gli etruschi e gli ebrei usavano seppellire i loro morti in camere sotterranee. I cristiani ricrearono tale pratica di inumazione abbandonando l'uso della cremazione pagana. Romanum Imperium - Le catacombe Il periodo Paleocristiano (IV - V sec.) La fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medio Evo La Storia A partire dal III secolo d. C. le popolazioni germaniche (genericamente chiamate barbari), stanziate a nord e a est dell'Impero, cercano di penetrare all'interno dei confini, spesso spinte, a loro volta, da altre popolazioni provenienti dall'Asia. Per sostenere le spese di difesa di confini ampi come quelli dell'Impero, lo Stato impone tasse sempre più alte ai cittadini, che si impoveriscono sempre di più. Due imperatori, Diocleziano e Costantino, tentano di porre rimedio. Diocleziano attua una riforma del governo del territorio suddividendolo in Impero Romano d'Occidente e Impero Romano d'Oriente, per renderlo più facilmente governabile. Costantino , invece, sfrutta la diffusione del cristianesimo a spese dei pagani, concedendo la libertà di culto ai cristiani, che fino ad allora era stata negata. In questo modo, egli spera di sfruttare il cristianesimo come strumento per mantenere unite le popolazioni dell'impero. Ma queste riforme, a lungo andare, non saranno sufficienti. Il 476 è una data fondamentale nella storia europea: è l’anno in cui cade l’Impero Romano d’Occidente , crollato definitivamente con le invasioni dei barbari. Ha così inizio il Medioevo , un lunghissimo periodo durato quasi dieci secoli , e suddiviso dagli storici per comodità in Alto Medioevo (fino all’anno Mille) e Basso Medioevo (dal 1000 alla fine del 1300). Nella storia dell’arte però il passaggio dall’arte romana a quella medievale avviene ben prima del 476. Nel 313 l’imperatore Costantino emana l’Editto di Milano , grazie al quale i cristiani possono pregare e svolgere le proprie celebrazioni liberamente, senza rischiare condanne. Nei secoli precedenti, infatti, venivano perseguitati perché non accettavano di adorare l’imperatore come un dio. Adesso, invece, lo stesso Costantino si converte al cristianesimo e inizia a realizzare le prime chiese: con queste architetture nasce l’arte paleocristiana. Tutta l’arte medievale, anche quella barbarica e dei secoli successivi, si caratterizza per la produzione di opere religiose. Questa lunga stagione avrà termine nei primi anni del Quattrocento, con l’inizio del Rinascimento. Inaugurata da Costantino, l’arte paleocristiana si esprime nella costruzione di chiese, mausolei e battisteri ispirati nello stile e nella forma ad alcuni edifici romani, di cui a volte si riutilizzarono addirittura delle parti. Le decorazioni ad affresco e a mosaico si ispirano all’arte romana ma assumono significati simbolici legati al cristianesimo . La basilica Il termine basilica lo troviamo sia in ambito romano, sia in ambito paleocristiano. È importante, quindi, capire quali siano le differenze degli edifici che vengono indicati con lo stesso termine BASILICA ROMANA edificio di forma rettangolare circondato da colonne ingresso sul lato lungo possibile presenza di una o due absidi sui lati corti (generalmente una delle due absidi era occupata dalla statua dell'imperatore, mentre nell'altra trovava posto il seggio del giudice) edificio civile, sorta di piazza coperta utilizzata come luogo d'incontro e come tribunale. Ricostruzione della Basilica di Massenzio (Roma) Ricostruzione della Basilica Ulpia, interno Spaccato dell'originaria Basilica di San Pietro a Roma : si osservi la suddivisione interna in cinque navate. La navata centrale è molto più alta delle laterali. La facciata rivela la struttura interna. Davanti alla basilica si trova un chiostro porticato. Come si vede dall'immagine, questa basilica è dotata di un corpo longitudinale che si innesta sul corpo principale dell'edificio: si tratta del transetto. L'incrocio perpendicolare del transetto con l'aula principale conferisce alla basilica la forma di una croce. BASILICA PALEOCRISTIANA edificio di forma rettangolare derivato dalla basilica romana all'interno, file di colonne sormontate da capitelli e collegate da archi a tutto sesto, suddividono l'aula in navate: una navata più grande al centro e navate più piccole ai lati. La disposizione delle navate è sempre simmetrica: esistono basiliche con 3, 5, 7 e raramente con 9 navate. ingresso sul lato corto sul lato opposto della porta d'ingresso c'è un'abside in cui viene collocato l'altare l'edificio ha funzione di culto: è il luogo in cui i cristiani si trovano a pregare e dove hanno luogo i riti religiosi Basilica di Santa Sabina , Roma; inizio della costruzione: V secolo, completamento della costruzione: XX secolo I mausolei I mausolei sono tombe monumentali che si ispirano ad un'altra costruzione romana: il ninfeo. Il ninfeo era una costruzione circolare che i Romani costruivano nei giardini delle grandi ville. Mausoleo di Santa Costanza, Roma. Costruito tra il 340 e il 345. Venne fatto costruire da Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, per la propria sepoltura. Foto: licenza Creative Commons Mausoleo di Santa Costanza, interno Foto di José Luiz Bernardes Ribeiro, licenza Creative Commons Nel Mausoleo di Santa Costanza, l'aula circolare è coperta da una cupola; una serie di 12 colonne binate con capitelli corinzi, provenienti da edifici romani, formano un anello che separa la parte centrale da un deambulatorio coperto da una volta a botte. Le decorazioni presenti nel deambulatorio sono i mosaici paleocristiani più antichi giunti fino a noi.

  • Caspar David Friedrich | ProfCasilli

    Caspar David Friedrich (Greifswald, September 5, 1774 - Dresden, May 7, 1840) Friedrich is a German artist. From the point of view of technique, his painting is very close to that of neoclassical painters, but the themes of his paintings are deeply romantic: endless expanses of sea, tragic events such as shipwrecks, landscapes with Gothic ruins. Georg Friedrich Kersting, Caspar David Friedrich in his study (ca.1819) Georg Friedrich Kersting's painting is a portrait in which we see Friedrich at work in his studio in Dresden, a beautiful German city located along the Elbe River. Friedrich is stationary in front of his easel and holds a palette and a long rod in his hand, a fundamental tool for the painters of the time that allowed him to rest the wrist of the hand and maintain a subtle and perfectly controlled sign. The studio is very bright and overlooks the large navigable river, populated by small and large boats. Next, the map of Germany's largest island, Rügen, overlooking the Baltic Sea. Many of Friedrich's paintings are set here: by clicking on the image you can access the Google map where you can see many images of the coast with very high white cliffs overlooking the infinite expanse of the sea. Caspar David Friedrich, The white cliffs of R ü gen (1818), Oskar Reinhart Am Römerholz Collection, Winterthur, Switzerland Google Arts & Culture - Friedrich Caspar David Friedrich, Sea in the moonlight, 1835-1836, oil on canvas, 134 x 169.2 cm - Hamburg, Hamburger Kunsthalle The Abbey in the Oakwood, 1810 Entrance to the cemetery, 1825 The Great Reserve, 1832 Caspar_David_Friedrich_011.jpg Cross in the mountains, 1807 - 1808, Dresden, Gemäldegalerie Rocky ravine in the Elbe Sandstone Mountains, oil on canvas painted between 1822 and 1823 Monk by the sea (1808 - 10) Caspar David Friedrich, Monk by the Sea (1808-10) oil on canvas (110 x 171.5 cm), Alte Nationalgalerie, Berlin The painting immediately strikes us for the empty space and the very small size of the only character present. It is clearly a representation of the sublime : the painting has a horizontal development; most of the painting is occupied by the sky of dawn with a thick dark fog that still thickens above the very dark sea moved by some ripples. The monk is on a promontory from which he contemplates the immensity that surrounds him. The size of the character highlights the mood: in front of the spectacle of nature, the monk feels small. The painting is large (171.5 cm) and being in front of it, the observer is captured by this immense space. The dark colors underline, once again, the quite dramatic mood of the monk: nature is strong and dominant and man knows he has no power over it. Caspar, David Friedrich, The Sea of Ice ( The Shipwreck of Hope ), 1822 oil on canvas (98 x 128 cm) Kunsthalle, Hamburg (Germany) Let's look at the picture In the background we see a wasteland, cold and icy, accompanied by a livid sky that seems almost an impenetrable wall, while the first floor is dominated by shattered ice sheets, which for the colors used could seem like the rubble of a building. The light is clear, the painting clear, so much so that the first impression could be that of being in front of a photograph. In the structure of the work, we see that a group of plates in the background has a prevalent diagonal direction from right to left. The set of slabs forms a sort of pyramid, which however is a far cry from the straight pyramid which was the preferred structure of Renaissance artists. This pyramid has an inclined height, which rather reminds us of the diagonal compositions of the Mannerist period and which is taken up by another ice pyramid, with the same inclination, which is in the background. In front of the slabs oriented to the left, we see a series of smaller plates oriented in the opposite direction, creating the impression of a rotating movement around the central axis of the painting. The title of the work speaks of a shipwreck, but where is the ship? To identify it we must carefully scrutinize the work and, only with difficulty, we can recognize more or less large fragments of a darker material that are what remains of a sailing ship crashed by impact with the pack ice. Nature, powerful and destructive, even when represented by an inert form such as an ice sheet might appear, has inexorably claimed its victims. The work is inspired by the artist from one of the numerous shipwrecks of ships that had long been engaged in expeditions in search of the mythical 'north-west passage', a route that was supposed to connect the Atlantic Ocean to the Pacific Ocean in the Northern hemisphere passing through the Arctic archipelago of Canada, within the Arctic Ocean. There had been so many failures, yet these explorers continued for years to heroically pursue their goal. The subject of the painting, therefore, is not a simple pictorial restitution of reality, but is the representation of a 'stepmother' Nature , fundamentally hostile, against which man, even in his finitude, exercises his heroic qualities of resistance and perseverance. , even when everything seems doomed to failure. Alongside this, the sense of the sublime also emerges, of that sensation of total absorption and dismay in the face of the strength and power of nature. Caspar David Friedrich, Wanderer on the Sea of Fog (1818), oil on canvas (95 x 75 cm), Hamburger Kunsthalle in Hamburg Wanderer on the Sea of Fog (1818) Always dear to me was this hermitage hill, and this hedge, which goes so far of the last horizon the gaze excludes. But sitting and looking, take it forever spaces beyond that, and superhuman silence, and very deep stillness in my thoughts I pretend, where for a little while the heart is not afraid. And like the wind I hear rustling among these plants, I that one infinite silence to this voice I am comparing: and I remember the eternal, and the dead seasons, and the present and alive, and the sound of her. So between this immensity drowns my thought: and shipwreck is sweet for me in this sea. Selected poems: GIACOMO LEOPARDI, The infinite, May 28, 1819 (Canti, XII). video- Alessandro Baricco explains Leopardi's Infinity Look at the picture : the format is vertical, to leave more space for the landscape that unfolds before the eyes of the protagonist. We see him from behind and we don't know who he is. We sense that he is a young man in good physical health who has climbed a mountain path until he reaches a spur of rock on which he has climbed to be able to look at the valley below him. You don't see much: the top of some mountain with some trees that give us the measure of things; everything is immersed in the fog, a fog that moves like the waves of a sea and in this sea the mountain tops look like islands. In the distance other mountains, less steep, and behind them, still others, more and more tenuous in colors ... they seem made of air. The protagonist of the painting is not a historical figure and does not even represent a person of an important social class. Yet, he is in all respects a heroic character: the bearing is proud, the pose is that of someone who is the master of his own life. Alone, like all romantic heroes, he contemplates in front of him a wide, luminous, even if mysterious landscape. Thus it is the hero who dedicates his life to achieving a goal and leaves behind everything that could distract him from this goal. This work has always been associated with Leopardi's poem Infinity, written only a year after the painting was made. These two works are inspired by the same romantic spirit, by the irresistible attraction for the limit that separates the ordinary finiteness of human life from being part of something greater, even at the cost of getting lost. Torna a Romanticismo

  • Romanticism | ProfCasilli

    Romanticism refusal of academicism and greater expressive freedom of artists in technique, but also in the choice of their subjects VIDEO LESSON I insert the link to a video lesson on Romanticism that I prepared last year and which seems to me well done. Unfortunately, the presentation I had created on the subject was lost. I hope it will be useful to you TIME LINE Romanticism is historically characterized by the fall of Napoleon (Battle of Waterloo) and the subsequent Restoration , with consequent national uprisings for the conquest of independence . It was born in a climate of social and political crisis that produces a sense of uncertainty . We realize that Reason is not enough to contain all the multiple and multifaceted reality of man. We are witnessing a change of taste and perspective in which the rationalist vision of the eighteenth century falls, leaving more and more space for the unconscious and the less clear sides of human nature and which will find the ideal background in the rediscovery of the Gothic period , in which they will be set. novels characterized by dark atmospheres. Inizio pagina Main features a style not only artistic, but also literary, musical and cultural fall of Napoleon Restoration strong and unconscious emotions instead of Reason rediscovery of the religious spirit (faith in a being or a superior force external to man, and therefore uncontrollable) Industrial Revolution bourgeoisie and proletariat rediscovery of the Gothic (in literature - Gothic novel and in architecture - Neo-Gothic style FUNDAMENTAL THEMES NATURE LOVE OF PATRIA HEROISM SUBLIME The term Romanticism does not only mean an artistic style, but also a wide-ranging literary, musical and cultural style . From a social as well as an artistic point of view, attention shifts from the aristocracy to the bourgeoisie and the new social class of the proletariat that was born from the industrial revolution . Art is no longer exclusive to the noble classes, but is increasingly commissioned by the exponents of the new bourgeoisie. Within Romanticism, different strands emerge: one that focuses more on the landscape , investigating atmospheric phenomena, one that makes the subconscious and the unconscious prevail, inspired by new reflections in the psychological field (Freud and Jung); a more historical one, in which, through the representation of moments from past history, we speak of the present, of the desire of nations to achieve independence from external rulers, in which some characters become a symbol of the effort of some to oppose domination and 'injustice and in which the movements of the people are also represented and a more realistic one who prefers themes of everyday life, both to tell the change of life in the cities following the industrial revolution, and the innovations brought by technology, and the living conditions of the new social classes (the urban proletariat, in particular) and which aims to spread a certain sensitivity towards the poor living conditions in the suburbs of cities, the exploitation of labor in factories, female and child labor, with the aim of contributing to the change in the social and political situation. The boundaries are not precise between one and the other strand and often the themes are mixed in works with multiple aspects. What is certain is that the painters' gaze is more realistic and gradually we move away from the somewhat aseptic art of the Neoclassical period, which continues to be taught in the academies. This means that many artists begin their training within these institutions, but then leave due to incompatibility trying to open new paths that better respond to the growing need for freedom . In painting this translates into brushstrokes charged with matter, often rapid and full of energy, while in sculpture less defined forms are experimented, starting from the suggestion of Michelangelo's technique of the unfinished. In a schematic way, we can say that Romanticism is characterized by a flourishing of dualisms , contrasts between opposite aspects, which find expression in a Nature charged with vital and at the same time destructive energy . At the basis of the various dualisms lies the conception of a complex human nature made up of rationality and emotions , sometimes uncontrollable because they are linked to the unconscious . Recurring and typical themes of Romanticism are, in addition to Nature , love of country , heroism and the sublime . Nature, it becomes the protagonist of the works not as a simple reproduction of reality, but as a mirror of the emotions that man feels . I would like to underline that when we talk about feelings and emotions in Romanticism we are far from the meaning with which this term is commonly used: Romanticism is not romanticism and not even sentimentality. Nature is no longer a simple background in paintings whose protagonists are important men, but it itself becomes the protagonist. The love of country is directly linked to the historical events that see peoples move to regain their political independence. Heroism is linked to a vision in which it is the individual who makes the difference and personally opposes the forces of evil at the cost of his own life. The sublime is the attitude of attraction, and at the same time of repulsion, which is generally associated with nature for its beauty, its vastness and its overwhelming strength in front of which man experiences his own smallness. Among the artists who paved the way for Romanticism we remember Turner and Friedrich . In the works of the latter there are often references to Gothic architecture, in the form of ruins and which bring us back to the Gothic literature of the period . In the German context, the fascination for ancient Germanic culture produces epic works such as Richard Wagner's The Ring of the Nibelungs . MANIFESTO WORK OF ROMANTICISM Théodore Géricault, The Raft of the Medusa (Le Radeau de la Méduse), 1818-19 oil on canvas (491x716 cm) Louvre Museum in Paris Joseph Mallord William Turner 1775 - 1851 Go to section Francisco Goya 1746 - 1828 Go to section Caspar David Friedrich 1774 -1840 Go to section Francesco Hayez 1791 - 1882 Go to section Théodore Géricault 1791 - 1824 Go to section Romanticismo-artisti Up Inizio pagina Romanticismo-artisti Inizio pagina

  • L'arte greca | ProfCasilli

    The Greek Civilization In this section, we will deal with the Greek civilizations that develop on the Aegean Sea Area starting from 3,000 BC. C. Obviously we will deal with it from an artistic point of view, but, as we have now begun to understand, art is always an expression of the life, culture and history of a people and technological advances are important in this history, as well as encounters with other civilizations. Evolution is always generated by meetings, exchanges and the broadening of one's perspectives. When you stop confronting, for fear of losing your identity, evolution stops, tries to counter the story that continues to advance and, generally, dies . L’arte greca è la base della nostra cultura artistica perché ha dettato regole e modelli che hanno continuato ad essere utilizzati per secoli . Quando si parla di arte greca s'intende non soltanto quella prodotta nella penisola greca, ma anche quella creata nelle colonie. L’arte greca è un insieme di tentativi, durati secoli, di ottenere la perfezione in tutti i campi : rappresentare un individuo umano di straordinaria bellezza, creare un edificio armonioso e costruito secondo rapporti matematici, come il tempio, o una struttura inserita perfettamente nell’ambiente naturale come il teatro. Linea del tempo La storia greca comincia con l’invasione dell'isola di Creta da parte dei Dori, una popolazione che, nel XII secolo a.C., sconfisse i Micenei e si impose su tutta la penisola greca creando, in un lungo periodo, tanti centri che condividevano religione, lingua e un’economia legata all’agricoltura e al commercio per mare . Questi centri, chiamati poleis , cercarono spazi di espansione prima a Oriente e poi a Occidente. I Greci, infatti, fondarono colonie in Asia Minore , l’attuale Turchia, (Efeso, Smirne, Alicarnasso), nella zona chiamata Magna Grecia (l’attuale Italia meridionale) e in Sicilia , e anche in Spagna e Africa. Queste colonie mantenevano usi e tradizioni della madrepatria. Diversamente da altre civiltà antiche, caratterizzate da un rigido potere centrale e una casta sacerdotale potente, nelle poleis greche i cittadini si sentivano liberi e partecipavano intensamente alla vita della propria città e non obbedivano ciecamente alle imposizioni della religione. L’abitudine a porsi domande sul perché delle cose senza accettare passivamente la volontà degli dèi portò alla nascita della democrazia (= la partecipazione dei cittadini al governo della città) e della filosofia (= la scienza che studia il perché delle cose). CRETA Overview Le Città palazzo Il Palazzo di Cnosso Elementi architettonici Dipinti Vasi minoici CRETA La civiltà che si sviluppa sull'isola di Creta, a partire dal 2.600 a. C. circa, è detta MINOICA e prende il nome dal mitico re Minosse. I Cretesi sono abili navigatori e danno vita ad una civiltà pacifica (le loro città non sono circondate da mura di difesa) e raffinata . Intorno al 1.200 a. C. l'isola viene conquistata dai Micenei, ponendo fine a questa civiltà. Heraklion Archaeological Museum Heraklion Archaeologic Museum-materiali in 3D Catalogo -The Archaeological Museum of Herakleion Alcuni manufatti interessanti che puoi vedere nel catalogo del Museo Archeologico di Heraklion pag. 77 - il palazzo pag. 83 - modelli in creta del palazzo pag. 100 - modelli colonne pag. 104 - altalena pag. 108 - la dea dei serpenti pag. 212 - esempio di scrittura lineare A pag. 220 - vasi pagg. 274-75; 281; 287-288; 290- vasi di soggetto marino (piovra) pagg. 308- 327 - gioielli pagg. 330-331 - tessere del mosaico della città pagg. 338-345 - sigilli in pietre dure incise pag. 402 - moneta con labirinto (III a. C.) Città palazzo : città la cui estensione coincide con quella del palazzo del re, articolato in tanti ambienti e su più livelli. Il cuore delle città cretesi erano i vasti ed eleganti palazzi reali in cui si concentravano il potere politico, quello religioso e le attività artigianali. L'assenza di mura difensive testimonia il carattere pacifico del popolo cretese. Si parla di città-palazzo , composte da molti edifici. L'arte cretese è gioiosa e prende spunto dalla natura (in particolare dal mare) e dalla società del tempo, come testimoniano i dipinti che decorano le sale dei palazzi, ma anche l'arte vascolare. Quello di Cnosso è il più importante palazzo di Creta ed è il simbolo della civiltà cretese. Gli scavi dell'area in cui sorgeva il palazzo vennero condotti dall'archeologo Arthur Evans nei primi decenni del Novecento. A lui si devono il consolidamento delle fragili strutture con inserti di cemento e la ricomposizione con colori vivaci delle pitture. La ricostruzione di Evans ha sollevato numerose critiche: si tratta infatti di interventi non reversibili, con materiali moderni, che è molto lontana dalla sensibilità di oggi che mira, invece, a conservare le strutture antiche senza cercare di cancellare il passaggio del tempo e che cerca di utilizzare gli stessi materiali utilizzati anticamente. Il palazzo, costruito intorno al 1.600 a. C., si sviluppava lungo una collina di fronte al mare. Era composto da circa 1.300 ambienti che si diramavano a partire da un grande cortile centrale nel quale si svolgevano riti religiosi, cerimonie e spettacoli. Oltre alla residenza del re , vi erano abitazioni , uffici per l'amministrazione, luoghi di culto , aree per gli spettacoli , botteghe e numerosi magazzini . Gli ambienti si articolavano su più livelli ed erano collegati tra loro da scale , corridoi e terrazze che creavano un vero e proprio labirinto ; logge e cortili consentivano l'illuminazione dei diversi ambienti. architrave abaco echino capitello fusto della colonna base della colonna Elementi architettonici Nel palazzo di Cnosso, troviamo delle colonne molto particolari in cui il fusto è più largo in alto e più stretto in basso. Accanto all'immagine trovi i nomi delle diverse parti fondamentali di una costruzione architettonica che abbiamo già cominciato a conoscere. Sul tuo quaderno di arte ricopia la colonna con la base, il capitello e l'architrave, trascrivi i nomi delle diverse parti e prova a darne una definizione. In the image we see a glimpse of the throne room. The walls are decorated with paintings representing pairs of griffins facing each other. Griffins are mythical animals with a lion's body and an eagle's head. They are symbols of determination and wisdom, qualities necessary for a king. Le pareti del palazzo sono decorate con colori vivaci . La tecnica utilizzata è la tempera stesa su pareti preparate con stucco, come già facevano gli egizi. I soggetti rappresentati sono persone, animali e piante. Splendido è il dipinto con la rappresentazione di delfini e pesci immersi nell'acqua cristallina del mare. I segni sullo sfondo rappresentano i riflessi dell'acqua in movimento. In questo dipinto, le alghe diventano elementi decorativi della cornice Knossos, Atrium of the dolphins . ! .700 - 1.400 ca. to. C. Il salto del toro (Taurocatapsia), affresco dal palazzo di Cnosso; Museo Archeologico Heraklion Anche questo dipinto proviene dal Palazzo di Cnosso. Osserva come la scena sia incorniciata da una cornice ornata con forme ricurve riempite con varie texture e alternate. Questo motivo e compreso tra cornici lineari più semplici, anche qui con colori alternati e trattini verticali. La scena è dipinta su uno sfondo azzurro uniforme. Al centro un toro in corsa e tre figure umane che rappresentano tre momenti di questo gioco di abilità: a sinistra un atleta afferra il toro per le corna e con un balzo volteggia sulla schiena dell'animale e poi atterra dietro l'animale. video-il salto del toro Vasi minoici Un aspetto interessante dell'arte cretese è quello che riguarda i vasi dipinti. Si tratta di oggetti con forme particolari e decorazioni molto raffinate. I temi sono influenzati dall'ambiente che caratterizza l'isola di Creta: piante, fiori e il mare. Ci sono anche vasi con decorazioni geometriche in cui prevalgono linee curve e spirali, probabilmente legate alla stilizzazione delle onde del mare. Lo stile di Kamares prende il nome da una località nella quale un buon numero di questi vasi sono stati ritrovati. I colori utilizzati sono: rosso, bianco, giallo su sfondo scuro. Nel XII secolo prevale il tema marino con conchiglie, polipi, pesci e alghe. Qui lo stile è più naturalistico e gli sfondi sono generalmente chiari. Vasi del XVIII secolo a.C. dipinti in stile di Kamares al Museo archeologico Heraklyon, Creta. Foto di Bernard Gagnon, Licenza Creative Commons Cratere con piede cilindrico in stile Kamares, terracotta dipinta, altezza 45 cm; 1750 - 1700 a. C., Museo Archeologico Heraklion ; autore dell'immagine I. N. Rython in stile marino, terracotta dipinta, altezza 20 cm, diametro dell'imboccatura 7, 1 cm, 1500 - 1450 a. C.; provenienza: Festo, Museo Archeologico Heraklyon ; autore dell'immagine:I. N. Vaso con polipo e fondale marino; terracotta dipinta, 1500 - 1450 a. C., altezza 27 cm. Provenienza dal sito di Palaikastro, zona est di Creta; Museo Archeologico Heraklion . Foto di E. S. Rython in stile marino, terracotta dipinta, altezza 32 cm; 1500 - 1450 a. C.; provenienza: sito di Zakros, Museo Archeologico Heraklion ; autore dell'immagine I. N. Micene Porta dei Leoni Tesoro di Atreo Oggetti in metallo Micene La civiltà micenea si sviluppa a partire dal 700 a.C. nella penisola del Peloponneso occupata dagli Achei, un popolo di guerrieri , pastori e agricoltori che abitava città-stato indipendenti, dominate da diversi re, fra le quali la più importante era Micene, da cui questa civiltà prende il nome. Le città rispecchiano il carattere del popolo: non presentano la raffinatezza delle città-palazzo cretesi; sono collocate in posizione elevata e sono protette da mura di difesa imponenti , realizzate con enormi blocchi di pietra, tanto da far nascere la leggenda che fossero state costruite da giganti. I micenei attaccarono e conquistarono Creta, ma, in un certo senso, furono a loro volta conquistati dall'arte e dalla cultura minoiche, tanto da riportare nei loro palazzi decorazioni e oggetti ispirati all’arte cretese. I micenei vennero a loro volta sconfitti da un altro popolo greco, i Dori, intorno al 1100 a.C. Nel 1879, l'archeologo Heinrich Schliemann, guidato dalle pagine di antichi storici greci, oltre che dai poemi omerici, compì diversi scavi a Micene scoprendovi le cosiddette tombe degli Atridi e i loro grandi tesori. La Porta dei Leoni La Porta dei Leoni era l'accesso principale alla città di Micene. Prende il nome dalla decorazione a bassorilievo sul triangolo di scarico, sopra l'architrave. Vediamo due leoni rampanti, cioè con le zampe sollevate, disposti in modo simmetrico ai lati di una colonna. Per la costruzione della porta, viene applicato il sistema trilitico . Risale al 1300 a.C. circa, e fa parte del sistema di fortificazioni delle mura ciclopiche. Non venne mai sepolta, anzi indicava il luogo dei resti di Micene quando l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann scavò con successo la rocca e la necropoli. Porta dei Leoni a Micene, 1300 a. C. ; foto: licenza Creative Commons Il Tesoro di Atreo Il Tesoro di Atreo , anche noto come Tomba di Agamennone , è una tomba monumentale interamente sotterranea, scoperta da Heinrich Schliemann all'esterno delle mura di Micene. Si tratta di una tomba a tholos , costruita cioè, con circoli di pietre inclinate di circonferenza sempre più stretta in modo da formare un cono. La falsa cupola è alta tredici metri e ha un diametro di 14,50 metri: per trovare una costruzione in muratura con una copertura voltata altrettanto ampia si deve aspettare fino al periodo romano quando viene costruito il Pantheon, 1400 anni dopo. Grande attenzione fu posta nel posizionamento delle enormi pietre, sia per garantire la stabilità alla volta, gravata dalla forza di compressione generata dal grande peso, sia per ottenere una superficie interna perfettamente levigata, dove un tempo dovevano risaltare le decorazioni in oro, argento e bronzo. Il dròmos è un corridoio scoperto e inclinato che conduce alla tholos; è lungo 36 metri e ha pareti rivestite di pietre. La sala circolare della tholos era un luogo di culto, mentre attraverso un accesso laterale si accedeva alla camera funeraria vera e propria, scavata con una forma pressoché cubica. Il portale di ingresso del tumulo presentava una ricca decorazione: semicolonne in calcare verde con motivi a zig-zag sul fusto, un fregio con rosette sopra l'architrave della porta e decorazione a fasce con spirali per la lastra in marmo rosso che chiudeva l'apertura triangolare di alleggerimento sopra l'architrave . I capitelli sono a cavetto, simili a quelli lotiformi egizi. Altre decorazioni erano intarsiate con porfido rosso e alabastro verde, un lusso sorprendente per l'età del bronzo . Gli elementi decorativi ritrovati durante gli scavi si trovano al British Museum di Londra. Frammento di una delle due colonne in marmo verde scolpito, proveniente dal Tesoro di Atreo, Micene (1350-1250 a. C.); British Museum Frammento di decorazione in gesso a bassorilievo, proveniente dal Tesoro di Atreo (Micene). Il frammento presenta le zampe anteriori di un toro che procede verso sinistra. Molto probabilmente si tratta di una decorazione di origine cretese (1350 - 1250 a. C.); British Museum Frammento di basso rilievo con testa di toro rivolta verso destra; dal Tesoro di Atreo (Micene); British Museum, Londra Cornice in marmo rosso con coppie di rosette opposte separate da triglifi (130 - 1250 a. C.); dal portale d'ingresso del Tesoro di Atreo (Micene); British Museum Frammento di decorazione in marmo verde con girali e dischi; la lastra triangolare andava a chiudere un triangolo di scarico al di sopra di un portale; dal Tesoro di Atreo (Micene), 1350 - 1250 a. C.; British Museum Frammento in marmo rosso con decorazione a spirali dal portale d'ingresso del Tesoro di Atreo (Micene), 1350 - 1250 a. C.; British Museum Oggetti in metallo Nel corso degli scavi archeologici condotti da Schliemann, vennero alla luce diversi oggetti che testimoniano la grande abilità dei Micenei nella lavorazione dei metalli Museo Archeologico Nazionale di Atene VIRTUAL TOUR- Museo Archeologico Nazionale di Atene VIDEO - Le civiltà egee Arte Greca L’arte greca si suddivide in quattro periodi principali: Periodo Geometrico : IX - VII sec. a. C Periodo Arcaico : VII - metà del V sec. a.C.: si pongono le basi dell’architettura (in particolare del tempio) e si realizzano le prime sculture nella forma di kouroi e korai (giovinetti e giovinette). Periodo Classico : metà del V sec. - metà del IV sec. a.C.: periodo di massimo splendore dell’arte greca. Periodo Ellenistico : dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) al I sec. a.C: periodo di diffusione dell’arte greca in tutto il mondo conosciuto con sviluppo di caratteri nuovi (espressione del sentimento, attenzione per gli aspetti sgradevoli dell’esistenza, architettura monumentale). Periodo geometrico (XI - VIII sec. a. C.) È il periodo in cui i Dori conquistano i territori dei Micenei. Di questo periodo ci sono arrivati prevalentemente vasi dipinti decorati con motivi geometrici (da cui deriva il nome dato a questo periodo). Molti vasi sono stati ritrovati soprattutto in Attica, nella necropoli di Atene presso il Dìpylon (antica porta di Atene). Sono vasi molto alti e venivano utilizzati per segnalare una sepoltura. Presentano una tipica decorazione con vernice nera su sfondo chiaro , costituita da figure astratte : meandri , greche , svastiche , triangoli e linee orizzontali di separazione . Anche eventuali figure di uomini e animali sono estremamente stilizzati . Anfora, periodo geometrico medio. Da Kerameikos (850-800 a. C.); Museo Archeologico Nazionale di Atene Oinochoe con imboccatura trilobata; da Atene; periodo geometrico (750 - 725 a. C.); Museo Archeologico Nazionale di Atene Pisside attica con quattro cavalli sul coperchio, tardo periodo geometrico; da Kerameikos. (750-735 a. C.); Museo Archeologico Nazionale di Atene Cratere attico, tardo periodo geometrico. Kerameikos (Dipylon) (750-735 a. C.); Museo Archeologico Nazionale di Atene Grande anfora (Anfora del lamento funebre); ALTEZZA: 155 CM; tardo periodo geometrico (760-750 a. C.); da Atene; Museo Archeologico Nazionale di Atene MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ATENE Didatticarte - Arte greca - periodo geometrico Denominazione delle parti di un vaso. Principali forme ceramiche e loro funzioni (da Arte. Una storia naturale e civile. Vol 1, Einaudi scuola), ripreso dal Diariodell'arte.it Lettura dell'opera Anfora della lamentazione funebre (760 - 750 a. C.) Questo grande vaso è stato ritrovato presso il Dypylon (porta monumentale di Atene, costruita nel IV sec. a. C., con due ingressi e che conduceva al quartiere dei vasai), in una necropoli con sepolture datate tra il IX e il VII sec. a. C. Alto 1,55 m, è conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene. Si tratta di un'anfora funeraria , in stile tardo-geometrico. L'anfora era destinata ad essere usata come "segnale" per la sepoltura di una nobile donna ateniese, appartenente ad una famiglia importante che poté permettersi di commissionare il vaso funerario dotato di simili dimensioni monumentali, il più antico a noi giunto. Il vaso, che poteva ricevere le libagioni versate dalle persone in lutto, aveva funzione essenzialmente commemorativa e funeraria: era ad un tempo il segno della tomba della nobildonna e un monumento alla sua memoria. Il tipo di vaso era determinato dalla tradizione: nel secolo precedente, quando gli ateniesi usavano cremare i loro morti, per le ceneri delle donne si usavano le anfore, per quelle degli uomini i crateri. L'anfora presenta 65 fascie sovrapposte che girano tutt'intorno al vaso e hanno ampiezza variabile, a seconda della posizione. Le fasce presentano motivi con greche, meandri, rombi, triangoli. Al centro, in corrispondenza dei manici, vi è una scena di lamentazione funebre in onore di una donna. Vi compaiono 39 figure stilizzate necropoli = dal greco, vuol dire 'città dei morti' ed è un luogo, generalmente fuori dalla città, dove venivano sepolti i defunti anfora = vaso di terracotta con due manici. Il corpo può avere diverse forme, a seconda di ciò che era destinato a contenere cratere = grande vaso utilizzato per mescolare vino e acqua. Ha una imboccatura molto ampia e due manici nella parte bassa del corpo libagione = offerta sacrificale di bevande particolarmente diffusa nei riti dell'antichità in modo geometrico. Al centro vi è il corpo della defunta sdraiato su un letto, davanti, alcune figure femminili accovacciate per terra, sono riconoscibili dai lunghi abiti che coprono le gambe. Si osservi il canone di proporzione che è stato utilizzato: la testa è un piccolo cerchio con una protuberanza all'altezza del mento, l'altezza di testa e collo è metà dell'altezza del tronco, il busto (mostrato frontalmente) è un triangolo con bastoncini al posto delle braccia. Il corpo è quasi tagliato in vita e alle ginocchia: le distanze tra vita e ginocchio e tra ginocchia e piedi sono praticamente identiche. La silhouette del Dipylon con le sue articolazioni è la somma di parti distinte e matematicamente correlate. Nella rappresentazione della scena viene evitata la sovrapposizione delle figure . La coperta a scacchi che dovrebbe ricoprire il cadavere della nobildonna è mostrata come una tenda tesa al di sopra del suo corpo con il bordo inferiore che ne segue la linea in modo da non confondersi con esso. Tutte le figure sono poste sullo stesso piano ; i dolenti che si trovano a fianco del letto funebre in realtà lo circondavano in un pianto rituale. Allo stesso modo, le figure sotto il feretro si trovavano di fronte ad esso. Attraverso l'appiattimento dello spazio quasi niente risulta nascosto. Il vaso a causa delle dimensioni è stato costruito in sezioni riunite in un secondo momento; l'angolo acuto, formato dall'incontro tra la forma ovoidale del corpo e la forma cilindrica del collo, è stato lasciato in evidenza. Il ceramista infine ha aggiunto due maniglie doppie. La struttura sembra rispondere ad un preciso schema proporzionale: l'altezza è doppia della larghezza, il collo è la metà dell'altezza del corpo. La parte pittorica è stata eseguita con una soluzione di argilla e acqua, che sarebbe diventata scura dopo la cottura del vaso. Periodo arcaico (VIII - VI sec. a. C.) Epoca in cui sorgono le colonie della Magna Grecia; vengono edificati i primi templi e realizzate le prime sculture con soggetto umano, i koùroi e le kòrai . Le figure, anche se rigide, sono già idealizzate, esprimono cioè una bellezza idealizzata e una perfezione inarrivabile per gli uomini comuni. I vasi di quest’epoca sono decorati con figure umane dipinte di nero. Statua in marmo rappresentante un kouros, ritrovato ad Anavyssos, Attica ca. 530 a. C.; altezza 195 cm Le due opere sono conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene statua in marmo di una kore, trovata a Merenda, in Attica (550-540 a. C.); altezza 235 cm, compreso il piedistallo La ricerca del corpo perfetto La bellezza del corpo umano era per i Greci una vera ossessione. Sin dall'epoca arcaica cominciarono a creare statue a grandezza naturale cercando di realizzare una figura umana perfetta. Queste prime sculture raffigurano generalmente giovani maschi nudi, i cosiddetti Kouroi (singolare Kouros). Non si tratta di ritratti di personaggi reali, ma di rappresentazioni dell'uomo ideale: atletico, giovane, sicuro e con un leggero sorriso sulle labbra, ad indicare la superiorità di chi sa di essere superiore. Tra le sculture arcaiche, si trova anche la Kore , una figura femminile vestita (al plurale korai). Come il kouros, ha una posizione rigida, forme massicce e lo stesso sorriso, appena accennato. La kore porta sempre il peplo, il tipico abito delle donne greche, che scende liscio lungo il corpo e ha il braccio sinistro sollevato per tenere un'offerta. Kuroi e korai, infatti, venivano realizzati per i santuari, come doni alle divinità. Le statue, inoltre, erano colorate con tinte molto vivaci , esattamente come i templi. Ma questo non toglieva nulla a quel senso di immobile perfezione che queste statue volevano raggiungere. Particolare della Kore Phrasikleia ritrovata a Merenda Ricostruzione cromatica della Kore Phrasikleia Confronto Le statue greche del periodo arcaico presentano dei caratteri simili a quelle della civiltà egizia. STATUA MASCHILE EGIZIA KOUROS (statua greca arcaica postura rigida sguardo rivolto in avanti forma trapezoidale del copricapo (nemes) assenza di espressione del volto braccia lungo i fianchi mani chiuse a pugno gamba sinistra spostata in avanti ginocchio ben definito, ma non piegato entrambe le piante dei piedi poggiano completamente sulla base la statua non viene liberata dalla pietra del blocco da cui è ricavata postura rigida sguardo rivolto in avanti forma trapezoidale della capigliatura sorriso enigmatico braccia lungo i fianchi mani chiuse a pugno gamba sinistra spostata in avanti ginocchio leggermente piegato piede posteriore completamente appoggiato, piede anteriore appoggiato parzialmente statua a tutto tondo: la figura viene completamente liberata dalla pietra non necessaria (osserva: tra le gambe e tra le braccia e il busto Statua di Micerino (2490 - 2472 a. C.) e della regina Khamerernebti II, rinvenuta nel tempio mortuario del faraone a Giza. Museum of Fine Arts, Boston Kouros di Anavyssos visto da dietro Periodo classico (480 - 323 a. C.) È il periodo compreso tra la sconfitta dei Persiani e la morte di Alessandro Magno. Ad Atene vengono realizzati gli edifici sacri dell'Acropoli : l'arte greca vive il suo momento di maggiore splendore. È l'epoca dei grandi scultori Mirone , Policleto , Fidia e Prassitele . Le statue hanno pose più naturali ed equilibrate. La pittura vascolare è caratterizzata da figure rosse su sfondo nero. Dedichiamo particolare attenzione a questo periodo perché gli elementi più originali della cultura e dell'arte greca classica continueranno ad influenzare il pensiero nelle sue diverse forme e l'arte fino ai nostri giorni. Cerchiamo di vedere, di seguito, gli elementi più importanti e caratteristici del periodo. Il primo e più importante aspetto della cultura greca, che influenza profondamente anche l'arte è la razionalità : i Greci, inventori della filosofia , cercano di utilizzare la ragione per comprendere il mondo che li circonda e attraverso la ragione cercano di misurare tutte le cose, definendo una regola di proporzione che utilizzeranno nella scultura e nell'architettura (canone di Policleto ). I filosofi più famosi sono Platone e Aristotele che insegnano nella scuola peripatetica di Atene: una scuola non fatta di aule e banchi, ma un giardino nel quale i filosofi passeggiavano conversando coi loro studenti. I filosofi si ponevano tante domande sui fenomeni della natura, su quale fosse il migliore sistema politico, su ogni aspetto della vita umana. Stupefacente è per noi moderni sapere che l'idea di atomo è stata concepita da un filosofo greco, Democrito, vissuto tra il 460 e il 370 a.C.: l'atomo viene definito come la particella più piccola e indivisibile della materia ed è accompagnato dall'idea di vuoto. Partendo da questa visione, nei secoli successivi filosofi e scienziati studieranno la materia di cui sono fatte tutte le cose, gettando le basi della scienza. Tra gli argomenti trattati dai grandi pensatori greci c'è anche quello della bellezza. È così che si viene a definire il concetto di bellezza ideale : una bellezza perfetta che non esiste nella realtà, ma che deriva dall'insieme di elementi presi da diversi individui. Tali elementi consistono, per esempio nella forma e nella lunghezza del naso, la dimensione, la forma e la distanza degli occhi dal naso e così via per tutte le parti del corpo. La storia Siamo all'epoca della Seconda guerra persiana (480 - 479 a. C.), quando i Persiani, guidati da Serse I di Persia, tentano nuovamente di invadere e conquistare la Grecia dopo il primo e fallimentare tentativo della Prima Guerra Persiana (492 - 390 a. C.), condotta per ordine di Dario I di Persia e conclusasi con la ritirata degli aggressori in seguito alla sconfitta a Maratona . Dopo la morte di Dario, suo figlio Serse impiegò vari anni per pianificare la seconda spedizione, dovendo infatti raccogliere una flotta e un'armata di dimensioni colossali. Gli Ateniesi e gli Spartani guidarono la resistenza ellenica, costituita da un'alleanza militare di circa trentuno poleis (Lega Panellenica). Bisogna anche dire che la maggior parte delle città greche rimase neutrale o si sottomise spontaneamente al nemico. L'invasione cominciò nella primavera del 480 a.C.: l'armata persiana attraversò l'Ellesponto e marciò in direzione della Tessaglia, attraverso la Tracia e la Macedonia. L'avanzata terrestre delle forze persiane venne però bloccata presso il passo delle Termopili , dove un piccolo esercito guidato dal re spartano Leonida I ingaggiò la storica battaglia. Il valore e la determinazione dell'esercito greco permise di ritardare di due giorni l'avanzata dei Persiani. La sconfitta dei greci, tutti uccisi in battaglia, fu dovuta al tradimento di un greco che indicò ai Persiani un passaggio tra le montagne poco sorvegliato che consentì loro di prendere i Greci alle spalle, accerchiandoli completamente. Nello stesso momento, la flotta persiana veniva bloccata da quella Ateniese e dei suoi alleati presso Capo Artemisio . Alla notizia dell'esito della battaglia delle Termopili, la flotta ellenica si trasferì più a sud, in direzione di Salamina. Intanto le forze persiane avevano sottomesso la Beozia e l'Attica, giungendo fino ad Atene, che, abbandonata dai suoi abitanti, venne conquistata e incendiata. I Greci avevano previsto una seconda linea di difesa presso l'iatmo di Corinto, che venne fortificato a protezione del Peloponneso. Temistocle convinse tutti gli alleati ad ingaggiare una battaglia navale nello stretto braccio di mare che separava l'isola di Salamina dalla costa attica sfruttando la grande manovrabilità delle navi greche, più piccole rispetto alle grandi e pesanti navi da guerra persiane, lente e difficili da manovrare nello stretto braccio di mare scelto dai greci come teatro della battaglia. I persiani sconfitti, si ritirarono tornando in Asia, lasciando in Grecia un esercito di 300 000 soldati. Anche questo contingente persiano venne sconfitto dagli Ateniesi e dai loro alleati, la primavera seguente nella battaglia di Platea, per terra e nella battaglia navale di Micale. I Persiani furono costretti a ritirarsi e persero la loro influenza economica e commerciale sul Mar Egeo . Nel 479 a.C. i greci attaccano i Persiani scacciandoli definitivamente dall'Europa, dalle isole dell'Egeo e dalle colonie greche della Ionia. Per i Greci la bellezza esteriore corrispondeva a qualità positive della persona : un po' come dire che una persona bella era per loro anche buona. I Greci inventano anche il teatro : commedie e tragedie che vengono rappresentate da attori professionisti (solo uomini) all'interno di luoghi creati apposta, i teatri, appunto. Molti aspetti del teatro moderno derivano da quello greco, sia nel modo di organizzare lo spettacolo che nella forma dell'edificio stesso. I Greci inventano anche la democrazia , cioè un sistema politico basato su una rappresentanza della popolazione. Certo, rispetto ad oggi ci sono delle differenze, ma il principio di base è ancora quello: non c'è un'unica persona che decide per gli altri, ma un insieme di persone, scelte dai cittadini, che discutono insieme e prendono quindi le decisioni migliori per tutta la popolazione. Arte Greca del Periodo Classico Vediamo ora alcune delle opere più importanti e significative realizzate in questo periodo. PITT URA I Greci si cimentano nell'utilizzo di diverse tecniche artistiche, tuttavia, sebbene ci siano testi che descrivono la bravura di grandi artisti, abbiamo pochissimi esempi di dipinti, che sicuramente i Greci realizzavano sia come decorazioni sulle pareti degli edifici, sia come quadri veri e propri appesi alle pareti. Alcune testimonianze riguardano il territorio greco, altre provengono dai territori della Magna Grecia, quindi dall'Italia Meridionale, dove i Greci avevano fondato diverse colonie. La sapienza dei Greci, però non va perduta e sarà la base sulla quale si formerà la pittura Romana. Tomba del tuffatore , visione complessiva; tempera su intonaco (480 - 470 a.C. ca.); dimensioni: 78 x 194 x 98 cm; Museo Archeologico Nazionale di Paestum Unico esempio di pittura di età greca della Magna Grecia, la Tomba del tuffatore è una sepoltura a lastroni, chiusa da una copertura piana, con affreschi sulle pareti interne. Sulla lastra di copertura è dipinto un uomo che si tuffa in acqua: il tuffo simboleggia il passaggio dalla vita alla morte. Sulle quattro lastre, che costituiscono le parti della cassa, sono rappresentate scene tradizionali di banchetto (lati lunghi nord e sud) e personaggi in cammino (lati brevi est ed ovest). I personaggi dei banchetti, a gruppi di due, sono presentati con grande vivacità in diverse posizioni: mentre giocano, suonano o conversano animatamente. Il pittore ha utilizzato la tecnica a tempera con il procedimento della sinopia, su di un intonaco di calce e sabbia, applicato in due strati dei quali il più sottile, in superficie, ben levigato e liscio, contiene anche una polvere di marmo che gli conferisce brillantezza e consistenza. inte del IV secolo a.C. Il dipinto che rappresenta il ratto di Persefone è stato ritrovato nel 1977 in una località vicino a Salonicco, in una tomba vicino a quella di Filippo II il Macedone e probabilmente conteneva le spoglie di un membro della famiglia reale. L'affresco, sebbene rovinato dal tempo, è di alta qualità. La quadriga viene mostrata di tre quarti, le vesti e i capelli sono scompigliati a causa dell’impeto della corsa. La scena è pervasa di grande drammaticità, come si può notare dalla gestualità del dio Ade, che sta ancora salendo sul carro, e soprattutto di Persefone, colta in un’espressione di sorpresa e disperazione. Il dipinto, realizzato verso la fine del periodo classico, presenta grande dinamismo e drammaticità, aspetti che diventeranno di lì a poco caratteristici del periodo Ellenistico Rapimento di Persefone, affresco, 100x350 cm circa (350 a.C. circa), tomba di Persefone, Vergina, Grecia. SCULTURA La scultura nel periodo classico abbandona la rigidità e la staticità arcaiche per assumere maggiore naturalezza . I corpi sono più simili alla realtà e vengono rappresentati in movimento. Discobolo Lancellotti, copia romana del Discobolo di Mirone (450 a.C. ca), realizzata probabilmente nel II secolo d.C.; altezza 156 cm; Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, Roma La statua del Discobolo Lancellotti raffigura un atleta colto nell’attimo che precede il lancio del disco. Unico esemplare quasi interamente conservato del tipo, la statua è una replica fedele di una delle opere più ammirate dell’antichità: il Discobolo in bronzo dello scultore greco Mirone (ca. 450 a.C.). Scoperto nel 1781 a Roma, sull’Esquilino presso villa Palombara, il Discobolo Lancellotti fece parte per lungo tempo della collezione privata della famiglia Lancellotti (da cui deriva il nome) nel Palazzo Massimo Lancellotti a Roma. Acquistato nel 1938 da Adolf Hitler, è rimasto nella Gipsoteca di Monaco di Baviera fino al 1948. Dal 1953 si trova nel Museo Nazionale Romano. Del Discobolo Lancellotti sono di restauro il polpaccio destro, le dita della mano sinistra, la base ovale che comprende il plinto antico e forse un’estremità inferiore del disco; risultano integrati (riattaccati) il braccio destro e il piede sinistro. Nell'opera coesistono l'idea di equilibrio (piede destro appoggiato sulla base e sinistro di cui appoggia solo la punta) e di movimento espressa dalla posizione del disco colto un attimo prima che venga lanciato. La statua non rappresenta una persona particolare, ma in generale un atleta che lancia il disco. Del discobolo esistono numerosi esemplari, ma soltanto il Discobolo Lancellotti è completo. Nella seconda foto è riprodotto l'esemplare esposto nel British Museum, puoi notare come l'angolo della testa sia diverso. La versione del British Museum era stata trovata priva di testa e restaurata, come si faceva in passato, utilizzando pezzi anche senza avere la certezza che appartenessero proprio a quell'opera. Questa immagine, tuttavia, ci permette di apprezzare il dinamismo della composizione. Discobolo di Mirone , vista frontale; copia romana in marmo dell'originale greco in bronzo (The Townley Diskobolos), II sec. s.C.; proveniente dalla villa di Adriano a Tivoli. Altezza 170 cm; la testa di questa scultura è stata incollata con un angolo scorretto; collocazione: British Museum (Londra) LETTURA DELL'OPERA Doriforo di Policleto Policleto è lo scultore che nel periodo classico definì le regole di proporzione utilizzate da allora in poi per realizzare tutte le parti del corpo in modo perfetto. Queste regole sono raccolte in un libro destinato agli scultori (Canone ). L'insieme delle regole stabilite da Policleto si chiama CANONE DI POLICLETO . Il canone di Policleto stabilisce come unità di 'proporzione' la testa e dice che per realizzare una figura proporzionata l'altezza dev'essere pari a 8 teste. Doriforo di Policleto . Copia romana in marmo dell'originale greco in bronzo(450 a.C.); altezza 212 cm; ritrovato a Pompei e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) Perché non si parla di misure precise, ma di proporzioni? Vediamo ora le caratteristiche principali: la statua è realizzata in marmo , è alta 212 cm e poggia su un piedestallo è una copia romana ritrovata a Pompei di una scultura greca del periodo classico realizzata da Policleto la statua originale di Policleto era in bronzo nella versione in marmo viene aggiunto un contrappeso a forma di tronco per assicurare stabilità alla scultura la testa è caratterizzata da capelli corti, riprodotti con ciocche ondulate in modo molto minuzioso. il viso è leggermente girato verso destra il viso è armonioso (dimensione della testa e delle sue parti) e corrisponde all'ideale di bellezza la scultura non rappresenta una persona reale, ma una figura idealmente perfetta , colta nel momento più perfetto della vita - la giovinezza il corpo è ben proporzionato (canone di Policleto ) anatomia del corpo molto naturalistica (lo scultore osserva la realtà e riproduce non solo le forme, ma anche la tensione o la rilassatezza dei muscoli per dare naturalezza alla postura del personaggio, Policleto utilizza il CHIASMO A causa della posizione assunta dal personaggio, Policleto conferisce alla scultura del Doriforo un andamento ad S : si tratta di una compensazione della colonna vertebrale che assume il nostro corpo per mantenere al centro il baricentro CANONE DI POLICLETO : l'unità di proporzione è la testa; la figura intera è alta 8 teste CHIASMO : il termine deriva dalla lettera greca detta 'chi' (X) e indica una opposizione tra gli arti superiori e inferiori: braccio destro rilassato lungo il corpo, gamba sinistra piegata braccio sinistro piegato, gamba destra tesa Andamento ad S : dal momento che una gamba è tesa e una è piegata, il bacino risulta inclinato e la spina dorsale assume una curvatura ad S per mantenere al centro il baricentro del corpo Questa statua viene tradizionalmente interpretata come un 'doriforo', cioè un portatore di lancia (un lanciatore di giavellotto, diremmo oggi), anche se gli storici dell'arte stanno ultimamente avanzando altre ipotesi interpretative (cfr. video). Nella mano sinistra chiusa a pugno era sicuramente inserita una lancia in bronzo, che però non è arrivata fino a noi. Osservando bene la statua, si possono vedere ancora delle tracce di colore sulla testa. Fregio del Partenone - British Museum Periodo ellenistico (323 - 31 a.C.) Epoca compresa tra la morte di Alessandro Magno e la battaglia di Azio che, con la conquista dell'Egitto da parte dei Romani, segna il declino della civiltà greca. L'Oriente è ora sotto il controllo dei romani e non più dei greci. L'arte di questo periodo esprime la crisi della civiltà greca : le opere presentano una maggiore accentuazione del movimento , le figure non sono più caratterizzate dalla bellezza ideale, da eleganza e compostezza, compaiono espressioni di emozioni forti sui volti. Laocoonte e i suoi due figli lottano coi serpenti , scultura greca della scuola di Rodi (I secolo), Museo Pio-Clementino, MuseiVaticani Il gruppo del Laocoonte è stato ritrovato nel 1506 sul colle Oppio. Sembra che allo scavo abbiano assistito all’epoca anche Michelangelo e Giuliano da Sangallo, inviato dal papa affinché giudicasse il valore del ritrovamento. È stato proprio Sangallo a identificare la scultura come quella descritta da Plinio. Dopo la scoperta, papa Giulio II, appassionato collezionista dell’arte classica greca e romana, acquistò la statua e la fece posizionare nel cortile delle statue progettato dal Bramante all’interno del Giardino del Belvedere dei Musei Vaticani, il cui scopo era proprio quello di ospitare la collezione artistica del papa. La realizzazione del Giardino ha rappresentato, quindi, una sorta di atto di fondazione dei Musei di cui il gruppo del Laocoonte è ancora una delle opere più importanti. La scultura rappresenta la morte del sacerdote e dei suoi due figli mentre vengono stretti tra le spire dei serpenti marini: qui, Laocoonte è stato raffigurato in un movimento instabile mentre cerca di liberarsi dalla stretta dei serpenti. È evidente lo sforzo così come la tensione anche emotiva del personaggio: è un dolore sia fisico che spirituale quello raffigurato nel gruppo scultoreo tramite la torsione del busto per cui il personaggio assume una posa innaturale , mentre il volto corrucciato testimonia il dolore che prova per sé e per i suoi figli. Questa sua impetuosità e agitazione si contrappongono alla fragilità e alla debolezza delle figure dei figli che pregano per il suo aiuto: lo spettatore non può far a meno di provare empatia con il dolore del padre e dei figli. Nike di Samotracia , scultura in marmo pario (h. 245 cm) di scuola rodia, dalla discussa attribuzione a Pitocrito, databile al 200-180 a.C. circa e oggi conservata al Museo del Louvre di Parigi. La Nike di Samotracia ci è arrivata acefala, cioè priva della testa, questo però non diminuisce il valore dell'opera in cui lo scultore riesce a darci il senso di un grande dinamismo. La figura femminile è posta sulla prua di una nave, ha la gamba destra avanzata, come se stesse per spiccare il volo. L'abito in tessuto leggero aderisce al corpo, lasciandone intravedere le forme, secondo la tecnica del tessuto bagnato che era stata introdotta già nel periodo classico. L'abito svolazza verso il retro della figura, rendendo visibile la forza del vento contrario alla direzione in cui si sta muovendo la nave. La scultura della Vecchia ubriaca ci presenta una figura femminile accosciata che tiene fra le braccia una damigiana di vino decorata con un serto di vite con foglie e grappoli d'uva. La testa girata verso l'alto è quella di una donna anziana il cui viso è segnato da profonde rughe, con le guance cadenti e caratterizzato da un'espressione vacua. Il corpo è smagrito e l'abito è indossato con noncuranza (un braccio completamente scoperto e il pallio che le scende dalla spalla sinistra. Qui la bellezza ideale lascia il posto ad una rappresentazione molto spinta della realtà. La figura incarna il senso di smarrimento di una donna ai margini della società. Mirone di Tebe, La vecchia ubriaca , copia romana da un originale ellenistico del 300-280 a.C. circa; marmo, h 94 cm; Musei Capitolini, Roma Architettura Nel mondo greco le sculture erano spesso il completamento naturale dell'architettura, e in particolare dei templi. Le poleis erano generalmente caratterizzate da una zona più elevata, l'acropoli , sulla quale si concentravano gli edifici destinati al culto (templi). Nella parte bassa della città, invece, c'era una zona dedicata alle attività civili, come attività commerciali, tribunali e luoghi di riunione, nelle quali veniva esercitato il potere politico dell'aristocrazia, espressione della democrazia greca (l'agorà ). Anche il tempio era espressione della cultura razionale greca e della ricerca dell'armonia, ottenuta attraverso una ricerca delle proporzioni geometriche delle sue diverse parti. L'armonia riguardava anche la collocazione del tempio in relazione agli edifici circostanti. Oltre al tempio, un altro edificio di grande importanza era il teatro, luogo della cultura, aperto a tutti, i cittadini. Il tempio Il tempio greco deriva dal mègaron, la sala principale del palazzo miceneo, cui però veniva assegnata una funzione di culto. La statua della divinità era collocata nella sala più lontana dall'ingresso ed aveva, generalmente, dimensioni mastodontiche, in modo da poter essere vista dai cittadini che, non potendo accedere al tempio, sostavano sulla piazza antistante, sulla quale si trovava anche l'altare per i sacrifici. Inizialmente il tempio era costruito con mattoni, legno e terracotta e si ispirava ai modelli egizi e cretesi. La forma rettangolare deriva dal mègaron, la sala principale del palazzo miceneo. A partire dall'epoca arcaica, si scelsero materiali più duraturi, come il marmo, arricchiti da colori vivaci e si cominciarono a stabilire sia le dimensioni che le proporzioni delle singole parti e il tipo di decorazioni delle colonne e della trabeazione, la parte costituita da architrave, fregio e cornici, sulla quale, sui lati brevi, poggiava il timpano (spazio triangolre che andava a chiudere l'incrocio delle falde del tetto. All'interno del timpano era collocato il frontone che era talvolta arricchito da sculture di grandi dimensioni che si adattavano perfettamente allo spazio triangolare assecondando la forma attraverso le pose dei personaggi rappresentati. Marmi del Partenone - British Museum Arte Svelata - Il Partenone Ordini architettonici Il Teatro

  • Quilling | ProfCasilli

    The quilling technique The term quill identifies the longest feathers of birds that in the past were used to obtain writing feathers, and in particular the central part which corresponds to a hollow straw. By extension the term also indicates the quills, for example of the porcupine or porcupine. Starting from this context, the regular verb to quill was born which means to tightly wrap a material (usually a yarn) around a central element and here we are in quilling , also called 'paper filigree', a decorative technique based on the winding of strips of paper on a stick. It is a very versatile technique, i.e. adaptable and flexible, with which beautiful works can be created. The origin is very far in the past and it goes back even to the ancient Egyptians who, rolling gold and silver threads, used it to create beautiful jewels. Here is an example. It is a bracelet from the tomb of a queen of Upper Egypt who lived in the 1st century AD. C., discovered by an Italian treasure hunter in 1834 (Giuseppe Ferlini ). This art continued to be practiced by different civilizations for many centuries. In the Middle Ages this technique was used by monks to embellish the covers of sacred books. The term quilling is precisely linked to this particular experience because the monks used the goose quills with which they also wrote to roll up the metal threads to create the decorations. Bracelet in gold filigree and precious stones , found in Meroe, a city of the Kingdom of Kush (Upper Egypt) currently corresponding to Sudan. The bracelet is part of a rich treasure found in the tomb of Queen Amanishakheto and now kept in the Staatliches Museum Ägyptischer Kunst in Munich (Germany) creative commons license: By Einsamer Schütze - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13686594 After the Middle Ages, due to the rarity and the increasing cost of materials, gold and silver were replaced with paper. This decorative art, never completely forgotten, came back into fashion in the seventeenth century and later in the Victorian era, when it became a recreational pastime for upper-class ladies. Quilling Guild Lindau Gospel (8th century) image licensed under creative commons license from The Morgan Library and Museum , New York Finding Antique Quilling Il primo link rimanda ad una associazione mondiale che si occupa di questa tecnica decorativa (Quilling Guild). Il secondo link permette di accedere ad una pubblicazione della Quilling Guild con la documentazione di antichi manufatti realizzati con questa tecnica. Il testo è in inglese, ma è ricco di immagini che ti possono essere utili se vuoi approfondire questo argomento Resources Pinterest is a place where you can find collections of images on just about any topic. Also for quilling you can find ideas, tips and video tutorials that will be useful if you want to get inspiration or improve the technique. Pinterest - Quilling Paper tree Next back to 'Quilling'

  • Linguaggio visivo | ProfCasilli

    Inizio pagina Opere d'arte Esempi Cos'è arte e cosa no Regole arti visive Inizi pagina Services LINGUAGGIO VISIVO This is your Services Page. It's a great opportunity to provide information about the services you provide. Double click on the text box to start editing your content and make sure to add all the relevant details you want to share with site visitors. Whether you're offering multiple services, courses or programs, you can edit this space to fit your website's needs. Simply double click on this section to open the content manager and modify the content. Explain what each item entails and add photos or videos for even more engagement. COSA È ARTE E COSA NON LO È? Nel mondo di oggi usiamo il termine ARTE per indicare cose molto diverse tra loro che non sempre rientrano nella categoria di ciò che andremo ad esplorare nel corso delle nostre lezioni. Vediamone alcune: MUSICA CUCINA PUBBLICITÀ MAKE UP CINEMA SCULTURA BASSORILIEVO PITTURA SPORT LETTERATURA ANIME DANZA FOTOGRAFIA MANGA INCISIONE MONUMENTI FUMETTI DESIGN CALLIGRAFIA POESIA ARTIGIANATO ARCHITETTURA cos'hanno in comune tutte queste cose? in senso molto generale sono cose che ci danno piacere, sia nel farle che nel goderne Inizi pagina CARATTERISTICHE FONDAMENTALI PER DISTINGUERE COSA È ARTE DA COSA NON LO È Cos'è arte e cosa no Opere d'arte creazioni consapevoli dell'uomo prodotti che non hanno nessuna finalità pratica Le qualità estetiche vengono ricercate dall'artista in modo da avvicinarsi il più possibile alla perfezione Realizzazioni che esprimono o raccontano aspetti dell'animo umano e del modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda hanno carattere di: originalità universalità Opere d'arte "There is no must in art because art is free." (Wassily Kandinsky) La precedente mappa riassuntiva non contiene tutte le tipologie di arti visive, specialmente considerati i nuovi sviluppi contemporanei. Di base, si tenga presente che gli artisti tendono ad usare, in modo creativo e inusuale, materiali e strumenti creati per altri scopi . Un esempio di ciò è per esempio la linoleografia , una tecnica di stampa adottata agli inizi del ‘900 quando venne inventato e messo sul mercato il linoleum, generalmente utilizzato per ricoprire i pavimenti con costi molto bassi e tempi brevi di posa. La linoleografia è una tecnica particolare di incisione. Wassily Kandinsky , Moonlight Nighy (1907), linocut, 21.4 × 19.0 cm, Tretyakov Gallery, Moscow, Russia Foto: public domain Esempi Il linguaggio dell'arte Premesse Strumenti principali Regole Le parole dell'arte Il segno Il punto Il segmento La linea Il linguaggio dell'arte STRUMENTI PRINCIPALI DELL'ARTISTA VISIVO Gli occhi e le mani sono gli strumenti principali di un artista e devono essere allenati ad agire insieme tra loro e con il cervello Regole delle arti visive COMPOSIZIONE Ogni elemento che viene inserito in un’opera ha delle conseguenze sul risultato finale , così, per esempio in un disegno non è importante solo l’oggetto rappresentato, ma anche lo sfondo su cui è rappresentato, la sua posizione sul foglio, il modo in cui sono tracciati i segni, il modo in cui sono stesi i colori, … ARMONIA DI SEGNI, FORME E COLORI La composizione è il modo in cui gli elementi di un'opera visiva sono organizzati nello spazio : l'attenzione non è sul singolo elemento, ma sul rapporto tra tutti gli elementi presenti nello spazio (foglio, quadro, ecc.) Nel linguaggio dell'arte contano molto le 'sfumature', cioè la qualità degli elementi che noi utilizziamo. In particolare, è importante come stendiamo il colore all'interno delle forme, quali colori mettiamo vicini tra loro, come tracciamo un segno. PROPORZIONE Quando si parla di proporzione, si intende il rapporto tra le diverse parti di un soggetto , ma anche quello tra il soggetto principale e gli altri elementi che ci sono nel lavoro e anche il rapporto tra le dimensioni del soggetto e lo spazio in cui viene inserito . ARTE VISIVA LINGUA al posto delle parole usa: SEGNO FORMA COLORE nel suo significato più ampio, possiamo considerare arte ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porti a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Pertanto l'arte è un linguaggio, ossia la capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione. Nel suo significato più sublime l'arte è l'espressione estetica dell'interiorità e dell'animo umano. Rispecchia le opinioni, i sentimenti e i pensieri dell'artista nell'ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso del suo periodo Il segno è una traccia lasciata su una superficie. Nel linguaggio dell'arte il segno è un segno sensibile capace di trasmettere emozioni. Le qualità del segno dipendono molto dal modo in cui si impugna lo strumento : una impugnatura corretta e un adeguato allenamento permettono di scegliere il tipo di pressione e di stesura più adatti per il tipo di lavoro che si vuole fare. Le tipologie principali di segno sono: IL PUNTO IL SEGMENTO LA LINEA Il punto è il tipo più semplice di traccia. Eppure, non tutti i punti sono uguali: molto dipende dallo strumento utilizzato Più punti possono essere disposti: in modo casuale in modo ordinato secondo uno schema Esempio di 'dot art', una delle tecniche tradizionali di pittura caratteristiche della cultura degli aborigeni australiani foto: public domain Il segmento è un segno breve di lunghezza variabile. dritto può avere andamento Emilio Scanavino curvo Luigi Russolo, Profumo (1910) Van Gogh, disegno: La notte stellata (1889) "Una linea è un punto che è andato a fare una passeggiata" (Paul Klee) retta Linea Prodotto del movimento di un punto mista spezzata curva ondulata Anche nel caso della linea è molto importante anche la qualità del segno, per questo, nel nostro percorso, lavoreremo molto per imparare a conoscere e usare un segno sensibile Regole arti visive FIGURA E SFONDO Questo è un paragrafo. Fai clic qui per modificarlo e aggiungere il tuo testo. La texture texture = (s.f.) il termine texture è una parola inglese che significa letteralmente 'tessitura'. In fisica viene usato per indicare la disposizione degli atomi o delle molecole di un materiale. Nel linguaggio comune e artistico indica la caratteristica di ruvidezza di un materiale o una uniformità di aspetto dovuta alla ripetizione di uno o più elementi distribuiti in modo ordinato o casuale . Ogni oggetto, materiale, superficie ha una sua texture dovuta alla disposizione degli elementi di cui è composto. In alcuni casi è più facile riconoscerla (per esempio le tegole di un tetto), in altri casi è più difficile e serve un microscopio, o per lo meno una lente d'ingrandimento, per poterla scoprire. La presenza di tanti elementi, che riempiono e caratterizzano una superficie, dà anche una sensazione tattile di ruvidezza, o comunque di variazione. In un certo senso, anche a livello visivo, si ha una sensazione di 'ruvidezza'. Qui sotto aggiungo il link ad un articolo di Didatticarte sull'argomento, con tanti esempi di texture. Didatticarte - Monotonia che cattura: la texture Dal punto di vista pratico, una texture può essere realizzata riempiendo lo spazio di segni grafici, ma anche sfruttando le caratteristiche di ruvidezza dei materiali. Per trasferire su un foglio una texture partendo da una superficie ruvida si usa la tecnica del frottage, che consiste nell'appoggiare un foglio di carta non troppo spessa sulla superficie dell'oggetto e nello sfregare sulla stessa uno strumento come matita (disposta di piatto e non di punta), gessetto, carboncino o pastello a cera. Lo strumento va utilizzato in modo leggero per trasferire solo l'impronta degli elementi superficiali.

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    Inizio pagina Linea del tempo Elementi fondamentali Campagne archeologiche arti applicate Grand Tour Musei vedutismo Architettura Pitocchetto Piranesi Enciclopedia Inizio pagina Napoleone valica il Gran Sanbernardo, Jaques-Louis David Ingres, Napoleone sul tono imperiale Enciclopedia Grand Tour Nessun titolo Pompei e Ercolano Domus Aurea Nascita musei europei Winckelmann Arti applicate Vedutismo Pittura Page Title Google Arts & Culture - Neoclassicismo This is a Paragraph. Click on "Edit Text" or double click on the text box to start editing the content and make sure to add any relevant details or information that you want to share with your visitors. Inizio pagina Dal Barocco al Neoclassicismo Cosa cambia? Barocco Le decorazioni nello stile barocco sono abbondanti, spesso prevedono elementi in stucco e l'oro è quasi sempre presente: la parola d'ordine è stupire Chiesa di San Giovanni Nepomuceno, Monaco di Baviera Foto di Andrew Bossi, licenza Creative Commons In architettura le piante delle costruzioni sono ottenute sovrapponendo diverse figure geometriche lineari e curve. L'intreccio di tali figure produce edifici molto articolati. In questo caso, la facciata è concava e si collega ai portici laterali che suggeriscono un abbraccio. Al di sopra della facciata si eleva un corpo che ha andamento convesso. Sant'Ivo alla Sapienza (1643-1662), Roma Foto di Paris Orlando, licenza Creative Commons Gli artisti barocchi si ispirano alle straordinarie opere ellenistiche caratterizzate da estremo dinamismo e grande espressività. I ritratti sono fortemente realistici e le pose sono cariche di tensione, come se le azioni fossero catturate da una macchina fotografica mentre stanno accadendo. Dal punto di vista tecnico, le opere barocche sono un'esibizione di maestria senza pari. Busto di Francesco I d'Este, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Estense, Modena Foto: licenza Creative Commons In pittura, la rappresentazione della prospettiva si concentra sugli edifici; la prospettiva è per lo più accidentale (con due fuochi). Specialmente negli affreschi d'interni, la prospettiva accelerata crea l'illusione dello sfondamento dei volumi architettonici degli ambienti. Gli elementi architettonici, presenti negli ambienti, vengono riprodotti coi mezzi della pittura facendo apparire gli ambienti molto più alti del reale. Studio, Giuseppe Galli Bibiena Andrea del Pozzo, Apoteosi di Sant'Ignazio, Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Roma In pittura , i temi trattati sono spesso legati all'ambito religioso: la Chiesa utilizza la ricchezza e la meraviglia suscitata dall'arte barocca per catturare l'attenzione dei fedeli e dare un'impressione di grande potenza. Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto, Galleria Doria Pamphilij, Roma Neoclassicismo Cattedrale di Nostra Signora, Copenhagen Foto di Ib Rasmussen, licenza Creative Commons Nello stile neoclassico le decorazioni sono quasi totalmente assenti: si pone molta attenzione agli elementi architettonici che esaltano simmetria e ritmo nelle costruzioni, sia all'interno che all'esterno. La parola d'ordine è sobrietà . Chiesa di San Carlo al Corso, Milano Foto di Arbalete, licenza Creative Commons L'architettura neoclassica si ispira a quella della Grecia classica e a quella romana. Ritroviamo elementi antichi, come il timpano e il pronao sostenuto da colonne e capitelli ispirati agli ordini architettonici antichi. Pulizia , regolarità , simmetria e ritmo sono le parole chiave che ben esprimono l'essenza di questo stile. Busto di Eleonora d'Este, Antonio Canova, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia Foto: licenza Creative Commons Gli artisti neoclassici hanno come punto di riferimento il concetto di bellezza ideale della Grecia Classica. I ritratti sono idealizzati , le pose eleganti, i volti non sono mai turbati da emozioni forti, ma esprimono la 'calma olimpica', cioè la superiorità che caratterizza le divinità greche di fronte alle vicende umane Nelle vedute urbane , inaugurate da Canaletto, la prospettiva si estende creando ampi scorci della città. L'approccio è molto razionale, si guarda e si riproduce la realtà servendosi di mezzi tecnici come la 'camera chiara' che permettono di riprodurre fedelmente i dettagli. Canaletto, Il canal Grande da Palazzo Balbi a Rialto, Museo del Settecento Veneziano, Venezia Nella pittura neoclassica, i temi trattati fanno spesso riferimento alla cultura e alla mitologia classica, oppure a figure e episodi della storia. Il giuramento degli Orazi 1785, Parigi, Louvre Il Barocco , e il Rococò , che ne è la naturale evoluzione, sono caratterizzati dalla volontà di stupire l'osservatore . In architettura gli edifici hanno piante molto complesse che sono dovute a forme geometriche lineari e curve sovrapposte. Gli edifici sono pieni di decorazioni: stucchi che nel Rococò diventano dorati, e trompe-l'oeil, cioè grandi dipinti illusionistici che hanno lo scopo di 'sfondare' lo spazio fisico degli edifici dandoci l'impressione di spazi infiniti. In scultura ricordiamo le figure molto dinamiche realizzate da Gian Lorenzo Bernini: figure singole o gruppi di figure che si avvitano nell'aria come le colonne tortili, realizzate dallo stesso Bernini, per il baldacchino in bronzo della Basilica di San Pietro a Roma. Queste opere sono fortemente dinamiche , ma anche drammatiche : l'artista coglie i personaggi nel pieno dell'azione e le espressioni del volto ci comunicano emozioni molto forti . Si gioca col corpo umano fino alla deformazione , facendogli assumere posizioni complicate e cariche di tensione. In pittura , ricordiamo in particolare Caravaggio che crea delle scene di sapore teatrale grazie all'uso della luce, quasi sempre associata al buio che caratterizza le scene d'interni. I suoi personaggi, ritratti dal vero, sono carichi di emozioni. Ricordiamo sempre che il Barocco, come il Manierismo, ha origine dalla crisi del Rinascimento : in arte si dà voce all'incertezza causata da guerre e pestilenze. In un certo senso si vuole nascondere la paura sotto un velo di ricchezza, magnificenza e stupore. Il Neoclassicismo nasce come reazione al 'disordine' del periodo precedente. è 'figlio' dell'Illuminismo , cioè figlio di un'epoca che mette nuovamente al centro del pensiero la ragione, come già avevano fatto l'Umanesimo e il Rinascimento. La deformazione, i giochi teatrali di luci ed ombre, il dinamismo portato all'estremo, così come l'eccesso decorativo, lasciano il posto ad uno stile più sobrio e lineare 'rischiarato' dalla luce della ' Ragione ' che, al centro del pensiero illuminista , infonde nuova sicurezza nel futuro e sostiene la fiducia nella possibilità di costruire una società forte, solida, giusta ed equilibrata. Protagonista è ancora la nobiltà, che, guidata dal senso di giustizia instillato dalla Ragione, assume il ruolo 'paterno' di amministratore,, prendendosi cura dei meno fortunati. (l'aristocrazia trova la sua ragione di esistere proprio nell'utilizzare il proprio potere e le proprie ricchezze per il bene di tutta la società). Tutto quello che vedremo in arte è il risultato di un approccio razionale e, quale periodo è più adatto a fungere da modello al nuovo gusto se non quello del popolo che ha 'inventato' la filosofia? Il pensiero filosofico greco, infatti, esprime al meglio l'esercizio della ragione che indaga in profondità i meccanismi della conoscenza e della realtà. Lo stile equilibrato ed elegante del periodo classico, in particolare, 'traduce' in termini artistici proprio la visione filosofica del popolo che in quel tempo domina il mondo . Accanto al modello derivato dall'arte greca del periodo classico, l'Illuminismo, e quindi anche il Neoclassicismo, guardano con favore alla cultura e all'arte romana , che, con l'Impero Romano, incarna il modello politico di stabilità cui anche l'Illuminismo aspirava . Elementi fondamentali Elementi fondamentali che caratterizzano il periodo illuminista e contribuiscono a formare il gusto neoclassico Il Neoclassicismo è 'figlio' dell'ILLUMINISMO , cioè figlio di un'epoca che mette nuovamente al centro del pensiero la ragione, come già avevano fatto l'Umanesimo e il Rinascimento. La Dea Ragione è vista come la guida che permetterà di costruire una società forte, solida e vincente in grado di confrontarsi con le sfide del nuovo tempo. Protagonisti sono ancora i nobili della classe aristocratica che si propongono come amministratori attenti e come padri che si prendono cura di chi è meno fortunato (l'aristocrazia trova la sua ragione di esistere proprio nell'utilizzare il proprio potere e le proprie ricchezze per il bene di tutta la società). Vediamo ora alcuni elementi e avvenimenti che esprimono i nuovi interessi di questo periodo e portano alla formazione del nuovo gusto: NEOCLASSICISMO - LA LINEA DEL TEMPO Linea del tempo Enciclopedia Section Title Section Subtitle Every website has a story, and your visitors want to hear yours. This space is a great opportunity to give a full background on who you are, what your team does and what your site has to offer. Double click on the text box to start editing your content and make sure to add all the relevant details you want site visitors to know. If you're a business, talk about how you started and share your professional journey. Explain your core values, your commitment to customers and how you stand out from the crowd. Add a photo, gallery or video for even more engagement. Encyclopédie - online Il Grand Tour Grand Tour Il fenomeno del Grand Tour nasce nel '700 e durerà per tutto l'800. L'Italia è una delle mete più ambite di questi viaggi che le persone colte di tutto il mondo organizzano come completamento della propria istruzione. Questi viaggi possono durare mesi o anni. Si visitano i luoghi della cultura, le collezioni e i musei che proprio in questo periodo stanno nascendo . I viaggiatori scrivono memorie di viaggio , corredate da dipinti ad acquerello o incisioni . Oltre all'Italia e agli altri paesi europei, si visitano la Grecia , il Vicino Oriente , l'Egitto e il Marocco Il Grand Tour ha come 'effetto collaterale' la crescita esponenziale dell'interesse verso la ricerca archeologica, che in un primo tempo era vista più come una sorta di 'caccia al tesoro', ma che man mano prende una connotazione sempre più scentifica . MET - The Grand Tour (essey) Campagne archeologiche Le campagne archeologiche Il Settecento, epoca di rinascita degli interessi colti per la cultura e l'arte antica , anche dietro lo stimolo dei viaggi che portano molte persone a vedere dal vero le opere d'arte e i luoghi della cultura di cui avevano solo letto sui libri. Una sorta di desiderio di esplorazione si diffonde e porta importanti istituzioni europee ad investire somme consistenti di denaro in campagne di ricerca geografica ed archeologica . (Ricordo che nella seconda metà del Seicento, a Londra era nata la Royal Society , che si occupa proprio ricerca in diversi campi del sapere e che finanzierà diverse campagne, specialmente di esplorazione geografica). Ercolano e Pompei Ercolano era stata scoperta per caso nel 1709 e nel 1738 viene avviata la prima seria campagna archeologica volta a riportare alla luce l'antica città romana che era rimasta sepolta sotto la cenere dell'eruzione vulcanica del 79 d.C. È Carlo III di Borbone , re del Regno delle Due Sicilie a farsi promotore delle ricerche. Questo sovrano era coltissimo e amava la ricerca anche in campo scientifico e tecnologico . Pompei , invece, era stata scoperta già nel 1599. Gli scavi archeologici sistematici vengono avviati nel 1748, sempre per volere di Carlo III. La magnificenza dei dipinti, dei complessi abitativi e il ritrovamento, persino, di mobili in legno o metallo diventano fonte di ispirazione per il mondo dell'arte e di quello che oggi chiameremmo 'design d'interni'. video (Rai Cultura): Paestum e il Grand Tour - Arté, Philippe d'Averio La Domus Aurea A Roma si conducono nuovi scavi nella Domus Aurea, l'enorme complesso residenziale che Nerone si era fatto costruire dopo l'incendio della città. Il palazzo era stato scoperto in modo fortuito già all'inizio del Cinquecento : il famoso gruppo scultoreo del Laocoonte faceva parte dell'apparato decorativo di questo imponente complesso. Siamo nella seconda metà del Settecento. Le decorazioni del palazzo diventano modello per le decorazioni parietali dei palazzi più raffinati e ispirano anche le tappezzerie utilizzate per rivestire le imbottiture di sedie e canapé . Altair 4 Multimedia - Ricostruzione 3D della Domus Aurea Articolo (Repubblica)-Scoperta la stanza rotante di Nerone, sala da pranzo della Domus Aurea Musei La nascita dei grandi musei europei In tutta Europa, nascono i musei moderni, luoghi in cui i cittadini possono migliorare la propria educazione attraverso la conoscenza delle opere d'arte. Tra i tanti musei che nascono in questo periodo, ricordiamo il British Museum , di Londra, il Belvedere a Vienna, Il Louvre a Parigi, il Museo Egizio di Torino. Il Louvre, in particolare, è concepito come un luogo di apprendimento , con le opere suddivise per periodi e l'accesso libero a tutti i cittadini . I musei finanziano numerose campagne di scavo per procurarsi opere importanti da esporre nelle proprie sale . Johan Winckelmann L'estetica neoclassica Johan Winckelmann è archeologo ed erudito tedesco che nel 1764 divenne soprintendente alle antichità di Roma e poté dedicarsi allo studio dell'arte classica. Attraverso i suoi scritti promosse l'estetica del neoclassicismo , esercitando una enorme influenza sull'arte e sul gusto del suo tempo, e formulando un nuovo approccio metodologico che è alla base della moderna storia dell'arte. È considerato il padre dell'archeologia scientifica . L'estetica del Neoclassicismo si fonda sui principi della bellezza ideale che era alla base dell'arte e dell'architettura del periodo classico dell'arte greca. Ricordo che la bellezza ideale per i greci non rappresentava semplicemente il 'top' della bellezza esteriore, ma indicava qualità interiori che trasparivano anche all'esterno . Video: (Rai Cultura): Winckelmann: dall'antiquaria alla storia dell'arte arti applicate L'influenza dell'arte classica nelle arti applicate esempio di influenza del gusto antico nella decorazione d'interni e nell'arredamento: a sinistra un affresco dalla Domus Aurea e a destra una stanza nella Reggia di Versailles. La cultura classica, le architetture riscoperte, i dipinti e i manufatti antichi diventano modelli di riferimento delle 'arti applicate' influenzando lo stile di mobili, tappezzerie, decorazioni, stoviglie e complementi d'arredo. Grottesca dalla Domus Aurea; decorazioni parietali nel gabinetto di Maria Antonietta a Versailles, stufa in maiolica, decorazioni parietali e tappezzerie dal palazzo di Sturehov, Stoccolma. Esempi di porcellana da tavola in stile neoclassico con soggetto derivato dall'arte e dalla mitologia antica. (Manifattura di Capodimonte, Napoli) vedutismo Canaletto e il vedutismo Si diffonde un nuovo genere pittorico: il VEDUTISMO nel quale l'interesse per le città d'arte e il desiderio di possederne dei ricordi, spingono alcuni pittori a dedicarsi a questo soggetto . Pittori come Canaletto a Venezia, si servono di uno strumento scientifico (la camera ottica ) per rappresentare gli spazi urbani e i più importanti monumenti in modo minuzioso. Piazza San Marco with the Basilica, by Canaletto, 1730. Fogg Art Museum, Cambridge. Foto: Licenza Creative Commons Camera oscura (camera ottica) di Canaletto, conservata al Museo Correr di Venezia Canaletto - Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid Nei dipinti di Canaletto spesso abbiamo ampie vedute: il pittore, dopo aver disegnato il paesaggio urbano da un certo punto di vista, ruotava il dispositivo e realizzava un altro disegno, ripetendo l'operazione più volte. Con questo stratagemma, unendo i diversi disegni riusciva a creare delle vedute 'panoramiche': oggi per catturare una veduta panoramica come quelle di Canaletto, un moderno fotografo userebbe una macchina fotografica con un obiettivo grandangolare. Ca' Rezzonico - Museo del '700, Venezia. Visita virtuale Piranesi Giovan Battista Piranesi (1720 - 1788) Facciata del British Museum di Londra. Come bene mostra questa immagine, il punto di riferimento dell'architetto che ha progettato questo edificio è il tempio greco del periodo classico. foto di Di Ham, licenza Creative Commons Archeologo, architetto e incisore, Piranesi ci ha lasciato non solo delle pregevoli incisioni che ritraggono gli antichi monumenti inseriti nel tessuto cittadino, come per esempio la celebre Veduta del Pantheon d'Agrippa (1761), ma è noto soprattutto per la famosissima serie delle Carceri d'invenzione . Quella delle Carceri è una serie di 16 tavole in cui le eccellenti capacità tecniche dell'artista, unite ad una straordinaria capacità inventiva, danno vita a mondi immaginari caratterizzati da intrichi di scale, ponti levatoi, archi, torrette, anelli metallici e corde che non hanno ancora smesso di colpire la nostra immaginazione. Uno degli artisti che vengono più ispirati da Piranesi è Mauritis Cornelis Escher. Piranesi, Veduta del Pantheon d'Agrippa (1761 ca.), incisione 47 x 69 cm, Los Angeles, Country Museum of Art (Licenza Creative Commons) Rai Culture - Le Carceri d'invenzione (video 11 min.) Licenza Creative Commons M. C. Escher, Relatività (1953), litografia, 27,7 cm × 29,2 cm Dalla Pinacoteca Tosio - Martinengo Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto Giacomo Ceruti, Lavandaie (1736), olio su tela; 145 x 130 cm. Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia foto: licenza Creative Commons In un periodo nel quale l'aristocrazia illuminata si propone come modello politico in grado di far funzionare bene e in modo razionale lo Stato, si diffonde un genere pittorico, che sceglie come soggetti la gente del popolo, i poveri, ma non ritratti con ironia o peggio, con disprezzo, quanto piuttosto con dignità . I quadri sono commissionati dai nobili che li appendono nei loro palazzi e hanno la funzione di ricordare loro che è loro dovere agire in modo che la vita di queste persone meno fortunate possa migliorare. La Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia ha dedicato un'intera sala a Giacomo Ceruti, artista originario di Milano, e alle sue opere. Non si tratta di opere Neoclassiche vere e proprie, quanto piuttosto Illuministe nelle quali l'autore sfrutta un tipo di pittura naturalistica che si era sviluppata in Lombardia già nel Rinascimento e che era stata continuata nel periodo Barocco: i soggetti erano già popolari, come possiamo vedere in alcuni dipinti di Caravaggio (cfr. La buona ventura ) in cui i colori utilizzati erano già basati sulla gamma dei colori della terra che ritroviamo nel Pitocchetto. Nel Seicento le scene di genere erano popolate da mendicanti, spesso affetti da nanismo, storpi e sgraziati. In questo caso non c'era nessuna partecipazione dell'artista e dei collezionisti alla vita sfortunata di queste persone. Nelle opere del 'Pitocchetto' - cosiddetto proprio perché molti dei suoi soggetti erano i cosiddetti pitocchi, cioè i poveri - i poveri vengono ritratti mentre sono intenti in attività quotidiane . Sono umili lavoratori ritratti con grande dignità . Le dimensioni dei personaggi sono 'monumentali ' nel senso che sono proprio i soggetti principali dei quadri e non secondari. I loro sguardi sono spesso diretti proprio fuori del quadro , in modo da incontrare quelli dell'osservatore. I visi non sono allegri, ma un po' tristi, affaticati dal duro lavoro . I colori utilizzati dal pittore sono parte della gamma dei marroni - i colori della terra , dato che il mondo di questa povera gente era pervaso dalla polvere: per le strade (e che si trasformava in fango quando pioveva) e nelle case in cui il pavimento era in semplice terra battuta. Sono opere che si inseriscono perfettamente nella tradizione naturalistica lombarda, di cui abbiamo già parlato a proposito del Rinascimento, ma che hanno un intento educativo e moralistico che quelle opere non avevano. Google Arts & Culture - Pitocchetto Pitocchetto Architettura Equilibrio, serenità, proporzione, armonia, eliminazione degli eccessi = BELLEZZA IDEALE L'atteggiamento 'razionalista,' che pervade il mondo illuminista, influenza profondamente l'architettura: non solo si tende a semplificare la pianta degli edifici , ma li si alleggerisce di tutte le eccessive decorazioni che avevano caratterizzato Barocco e Rococò. Partendo dalla struttura del tempio greco e con un occhio all'architetture romana si valorizzano gli elementi costruttivi (timpano, colonne, capitelli, ...) e si gioca sul concetto di simmetria e di ritmo , dato dalla ripetizione di gruppi di elementi (modulo ), che già avevano caratterizzato l'architettura rinascimentale (cfr. Spedale degli Innocenti progettato da Filippo Brunelleschi a Firenze). L'armonia è data anche attraverso aperture ampie e dal rapporto col l'ambiente circostante: le grandi regge sono infatti circondate da giardini scenografici organizzati in modo rigidamente geometrico con ampi specchi d'acqua . Versailles diventa il modello di residenze reali e signorili di tutta Europa, da Caserta a San Pietroburgo. Google Earth - Le grandi residenze neoclassiche Tempio Canoviano, Possagno (Treviso) Tempio canoviano, interno Il collegamento al progetto di Google Earth ti permette di constatare come i principi fondamentali Tempio Canoviano - Possagno (Treviso) del Neoclassicismo vengano riconosciuti ed applicati ovunque, persino negli Stati Uniti, specialmente negli edifici che simboleggiano le cariche più importanti del potere politico. In questa pagina puoi vedere come Antonio Canova, artista fondamentale di questo periodo, si cimenti anche nel campo architettonico: il Tempio Canoviano è un perfetto esempio di applicazione dei principi di cui questo artista si fa portatore, specialmente nel campo della scultura. La Reggia di Caserta Reggia di Caserta - Meraviglie, Alberto Angela (35 min.) La reggia di Caserta - Treccani - (6 min.) La Reggia di Caserta, voluta da Carlo III di Borbone, venne progettata dall'architetto Luigi Vanvitelli tra il 1751 e il 1780. Architettura Scultura e pittura Neoclassiche P er comprendere l'arte neoclassica è necessario tenere in considerazione tutti gli elementi culturali sopra esposti: la visione Illuminista, guidata dalla Ragione, le scoperte archeologiche e la creazione dei grandi musei che permettono al grande pubblico di vedere dal vero le opere del passato, il rinnovato interesse per la cultura e la letteratura antiche, il costante riferimento all'architettura greca e romana, alla statuaria classica e alla pittura riscoperta a Pompei, Ercolano e a Roma, nella Domus Aurea. Tutti questi elementi determinano le scelte degli artisti sia dal punto di vista dei temi trattati, sia dal punto di vista della tecnica con la quale le opere vengono realizzate . Tu tti gli artisti, sia in scultura che in pittura, si rifanno al concetto di Bellezza Ideale che Winkelmann aveva contribuito a riportare all'attenzione. Scultura Nel panorama artistico neoclassico, spiccano i nomi di due grandi scultori: quello di Antonio Canova e quello di Berthel Thordvalsen . Molti altri seguono il loro esempio e realizza no opere eleganti e raffinate in cui gli artisti si pongono idealmente in continuità con i più grandi scultori dell'antica Grecia Classica: Mirone, Policleto e Fidia nel V secolo e Skopas, Prassitele e Lisippo nel IV secolo a. C. Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) Antonio Canova - google art & culture Lettura dell'opera Non conoscessimo l'autore e il titolo, questa scultura potrebbe essere scambiata per un'opera greca del periodo classico: elegantemente sdraiata su un letto triclinare, la figura è chiaramente caratterizzata dalla visione della bellezza ideale, vestita all'antica, tiene in mano la mela d'oro che Paride aveva donato a Venere come premio della competizione per la dea più bella cui aveva partecipato insieme a Giunone e Minerva. Si tratta, quindi del ritratto ideale di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808), scultura in marmo (alt. cm. 92, con il letto cm 160); Galleria Borghese (Roma) La posa della principessa, distesa su un’elegante “agrippina” – una sorta di chaise-longue stile Impero molto in voga in epoca napoleonica – rimanda alla scultura greca del periodo classico , ma anche alle sculture etrusche e romane sdraiate sui sarcofagi . Oltre a ciò, vi è certamente anche un riferimento al dipinto della Venere del Tiziano (opera posseduta dal marito di Paolina, Camillo Borghese e esposta nella stessa stanza in cui era posta la scultura). Della scultura esistono numerosi disegni preparatori (Museo Civico di Bassano) e il gesso originale , conservato nella Gipsoteca di Possagno, che mostra ancora i “punti”, i riferimenti utili per il trasferimento della scultura in marmo. Sappiamo che Canova lasciava questa operazione ai suoi assistenti, riservando a sé stesso “l’ultima mano”, ovvero quella levigatura paziente, con abrasivi sempre più sottili, che portava all’effetto della “vera carne” e che si esaltava nella visione a lume di candela. Nella Paolina, Canova ha steso sul marmo, come finitura, l’acqua di rota , l’acqua che si faceva colare sulla mola per non surriscaldare i ferri da arrotare, che dava alla superficie una lucentezza rosata. Stupefacente la resa del materasso, che pare affondare morbidamente sotto il peso della dea. Sotto all’agrippina è nascosto un ingegnoso meccanismo ruotante su un'asse centrale, realizzato a Torino, che permette alla scultura di girare e mostrarsi a 360°, ripristinato nella sua funzione durante il restauro del 1997. Antonio Canova, Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore (1803-1806), marmo bianco di Carrara, 340 cm; Wellington Museu, Londra Napoleone è raffigurato nudo, in piedi, con il globo del mondo sormontato da una vittoria alata nella mano destra, il braccio sinistro sollevato per reggere la lancia e il mantello da guerriero sulla stessa spalla. Il colosso di marmo, alto quasi tre metri e mezzo, non piacque a Napoleone che proibì a Canova di esporlo in pubblico in quanto riteneva la nudità non adatta al suo ruolo. Dopo la sconfitta di Napoleone la statua fu acquistata dagli Inglesi e regalata con gesto simbolico a Wellington, ritenuto il massimo artefice della loro vittoria. L'opera è il ritratto del famoso condottiero francese, quindi il viso ne riproduce i tratti. Nonostante questo, Canova applica i principi della bellezza ideale nelle forme atletiche del corpo e nel viso dove la regolarità dei tratti, la proporzione e l'espressione concentrata, consapevole e volitiva, ci restituiscono l'immagine di un eroe, quasi un semidio, destinato a segnare la storia per sempre. Naturalmente Canova si ispira ai modelli della Grecia classica: il riferimento per noi più semplice da individuare è quello col Doriforo di Policleto: osserva il viso di tre quarti, la presenza del chiasmo la posizione del braccio che regge la lancia. Antonio Canova, Amore e Psiche (1787 - 1793), marmo bianco, altezza: 155 cm; Museo del Louvre Antonio Canova ricevette nel 1788 dal barone John Campbell, suo amico e primo mecenate britannico, la commissione per la realizzazione di un gruppo scultoreo raffigurante Amore e Psiche che si abbracciano, come descritto nelle Metamorfosi di Apuleio (testo noto anche come L'asino d'oro risalente al II secolo d.C.). All’origine dell’opera c’è quindi un mito greco, che lo scrittore latino Lucio Apuleio rese popolare tra i romani col suo libro, uno dei pochi 'romanzi' romani arrivati fino a noi. In questa storia, Psiche è una fanciulla talmente bella da suscitare l’invidia di Afrodite, che ordina al figlio Eros di farla innamorare dell’essere più vile e disgustoso. Anche Eros, però, rimane affascinato da Psiche e invece che darla in sposa a un terribile drago, la fa rapire da Zefiro, il dio del vento, e la fa portare nel suo palazzo dove i due si incontreranno ogni notte al buio. A una condizione: lei non dovrà mai indagare sull’identità del marito. La curiosità, tuttavia, prende il sopravvento. Una notte la fanciulla accende una lucerna e scopre tremante che Amore dorme al suo fianco. Una goccia d’olio bollente finisce sulla spalla di lui, che fugge adirato. La furia di Afrodite si scatena, ma la ragazza ha dalla sua il favore degli dei. Sottoposta alle prove più ardue, Psiche le supera tutte fino a tradirsi in un gesto avventato: apre il vaso della bellezza che, nell’oscurità degli Inferi, Persefone le ha dato da consegnare ad Afrodite, e cade in un sonno profondo. Sarà Eros a risvegliarla e la coppia vivrà per sempre sull’Olimpo, insieme alla figlioletta Edoné, la Voluptas dei latini. Fauno e Baccante, affresco di Ercolano oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Antonio Canova immortala nel marmo proprio il momento in cui Eros risveglia Psiche con un bacio. Lo scultore si ispira ad un affresco di Ercolano che rappresenta un abbraccio tra una baccante e un fauno. Questo primo spunto viene poi rielaborato in modo originale. Il momento catturato dallo scultore perecede il compimento del bacio. La posa è molto elaborata e dinamica ed è stata costruita partendo da diversi elementi geometrici che vengono descritti molto bene nel video sottostante. Osservando frontalmente la scultura, notiamo che i corpi di Psiche ed Eros si incrociano in una X sinuosa che ha il proprio punto focale nello spazio tra i visi appena distaccati dei due amanti; le quattro braccia danno vita a due cerchi intrecciati e un tondo incornicia i volti degli amanti, attirando l’attenzione, ancora una volta, sui pochi centimetri che separano le labbra dei due soggetti. Le due figure sono racchiuse in una composizione piramidale. La posa dei personaggi, però, rompe la rigidità della forma geometrica grazie al potente dinamismo in cui equilibrio ed espressività convivono in un sapiente gioco di linee. Osserva che nella parte retrostante della scultura, Canova scolpisce la faretra con le frecce di Eros e il vaso che Proserpina aveva dato a Psiche e che, aperto, la fa cadere in un sonno profondo. L'opera verrà portata a compimento nel 1793. Tuttavia il committente non fu in grado di pagare le spese di trasporto in Inghilterra. L'opera fu acquistata nel 1800 per duemila zecchini da Gioacchino Murat , che la trasportò nel palazzo reale di Compiègne, nelle vicinanze di Parigi, in Francia. Nel 1808, quando i beni di Murat entrarono in possesso della Corona francese, Amore e Psiche passò insieme ad altre opere nelle collezioni del Museo del Louvre, dove è tuttora esposto. Dell'opera esiste anche una seconda versione, per mano dello stesso Canova, che si trova nel Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, in Russia. Bertel Thordvalsen (Copenaghen, 1770 - Copenhagen 1844) Thordvaldsen è un artista danese che aprirà uno studio anche a Roma. Il confronto tra i due più grandi scultori del tempo è costante e diretto: i due si conoscono e si frequentano. La più grande differenza tra le opere dei due artisti è che le opere di Canova, pur razionali, sono caratterizzate da una certa dolcezza, sottolineata anche da un modo particolare di levigare le sculture in modo morbido. Canova voleva raggiungere la sensazione vellutata della pelle. Le opere di Thordvalsen, invece, sono ancora più razionali, se possibile: rigorose e fredde. I due video qui sotto possono aiutarci a comprendere meglio la grandezza e le differenze tra questi artisti. Rai Cultura - Canova e Thordvaldsen - video durata 5 minuti Bertel Thordvaldsen, Il Giorno (1821), marmo di Carrara, diametro 72 cm; Pinacoteca Tosio Martinengo (Brescia) Bertel Thordvaldsen, La Notte (1821), marmo di Carrara, diametro 72 cm; Pinacoteca Tosio Martinengo (Brescia) Particolare da La Notte Ospiti nel salotto del conte Tosio Nelle due immagini soprastanti, due opere di Thordvaldsen esposte nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Si tratta di due bassorilievi acquistati dal conte Paolo Tosio per il suo palazzo, direttamente dallo studio dell'artista. Le due opere, raffinatissime, sono incantevoli per la loro eleganza e ricerca di perfezione profondamente classiche. Ne Il Giorno , vediamo la figura alata dell'Aurora che sparge rose, alludendo ai tenui colori che assume il cielo al sorgere del sole. Sulle sue spalle vi è la figura di un bambino alato, il Giorno, che tiene in mano la fiaccola della luce. Ne La Notte , la personificazione corrispondente, sempre alata, sorregge due bambini addormentati. Sul capo sono visibili alcune capsule di papavero, il fiore del sonno, mentre sullo sfondo, dietro alla figura, vediamo una civetta che, non solo è un uccello notturno, ma è riferimento alla dea Atena. Le due opere, speculari, condividono elementi tematici e stilistici legati al contesto della Grecia Classica. Da notare la resa dei panneggi che rendono visibile la presenza di un vento leggero e che ricordano la Nike di Samotracia (opera ellenistica). Pittura Jaques-Louis David (Parigi 1748 - Bruxelles 1825) Il dipinto è stato realizzato da David in tarda età e rappresenta il contesto classico. La scena è ambientata nell'Olimpo, suggerito da elementi architettonici classici immersi tra le nuvole. In secondo piano ci sono le tre grazie: una sorregge l'elmo, un'altra lo scudo e un arco, mentre la terza sta per offrire a Marte una patera contenente del vino, o forse, dell'ambrosia, il nettare degli dei. In primo piano Marte, seduto su un'agrippina, viene sedotto da Venere che lo convince ad abbandonare le armi. In basso a destra, Cupido scioglie i calzari di Marte. Il dipinto è un'allegoria della pace che segue alla guerra. Jaques-Louis David, Venere disarma Marte (1824), olio su tela (308×262 cm); Museo Reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles Jaques-Louis David, Marat assassinato (1793); olio su tela (165×128 cm); Bruxelles, Museo reale di belle arti di Bruxelles Jean-Paul Marat, personaggio di spicco della Rivoluzione Francese e grande amico di David, venne pugnalato da Charlotte Corday, la quale riteneva che Marat stesse tradendo gli ideali della Rivoluzione fomentando una guerra civile, e vedeva in lui una personificazione del Terrore. La donna aveva inviato a Marat una lettera in cui gli chiedeva di essere ricevuta. Dopo una breve conversazione, la Corday pugnalò Marat. Nel quadro di David dell’assassina non resta traccia, se non la ferita sul petto di Marat, il coltello insanguinato a terra e la lettera con la supplica ancora nella mano del defunto, riverso sul bordo della vasca da bagno, nella quale trascorreva molte ore, per alleviare il fastidio di una malattia della pelle. L'opera è immersa in una luce caravaggesca ed è molto realistica (osserva il ceppo che regge il calamaio e i panni che coprono la vasca). C’è un forte riferimento all’aspetto del Cristo deposto dalla Croce perché, per David, la morte di Marat, ucciso mentre lavora per la rivoluzione, equivale al martirio. La povertà degli oggetti si riferisce alla povertà in cui viveva Marat, segno della sua onestà e della sua dedizione alla causa della Rivoluzione. L'opera conobbe subito una grande popolarità, tanto che ne furono richieste numerose copie e la diffusione mediante i mezzi di stampa. Lettura dell'opera Jaques-Louis David, Bonaparte valica il Gran Sanbernardo Jaques -Louis David, Bonaparte valica il Gran Sanbernardo , 4^ versione: 1803. Olio su tela (264 x 232 cm); Museo del Palazzo del Belvedere, Vienna, in origine al Palazzo della Repubblica Cisalpina di Milano Esistono cinque versioni di questo dipinto: una si trova al Castello della Malmaison, un'altra si trova a Berlino nel Castello di Charlottemburg, due versioni si trovano al Museo Nazionale della Reggia di Versailles, mentre l’ultima si trova nel Palazzo del Belvedere di Vienna. Napoleone fa realizzare questi ritratti a scopo propagandistico: Napoleone si era fatto realizzare ritratti dipinti e scultorei e li aveva fatti collocare in tutti i luoghi sotto il suo controllo. L’ultimo dipinto, quello che attualmente si trova a Vienna (qui riportato), era stato realizzato per il Palazzo Reale di Milano) ANALISI DELL’OPERA Descrizione : il dipinto è ambientato sul Passo del Gran Sambernardo. Sullo SFONDO il cielo è attraversato da nuvole illuminate dal sole; in lontananza si vedono le Alpi. Nel piano più avanzato si vede un piano di roccia inclinato su cui si trova la figura imponente di Napoleone su un cavallo bianco con le zampe anteriori sollevate. Con la mano sinistra trattiene con sicurezza le redini del cavallo, mentre, col braccio destro sollevato, indica la direzione in cui si sta muovendo l’esercito e allo stesso tempo, incita i soldati a proseguire. Dietro lo sperone di roccia si vedono i soldati che con fatica trascinano i pesanti cannoni (si vedono spuntare le ruote dell’affusto). Napoleone guarda in avanti, verso lo spettatore Il cavallo è rivolto verso sinistra, come il braccio destro sollevato. Nella COSTRUZIONE DEL QUADRO il profilo della roccia taglia il quadro con una linea obliqua che va dall’angolo in basso a destra e sale verso sinistra: il sentiero su cui si muove l’esercito è in salita. Questa linea di forza obliqua rende il quadro DINAMICO . La figura di Napoleone a cavallo occupa quasi tutto lo spazio del quadro. È una figura imponente, MONUMENTALE con cui David ci vuole far capire che Napoleone è protagonista della storia (storia intesa non come un romanzo, ma come la serie di eventi che costruiscono la storia dell’umanità). Napoleone indossa l’uniforme da ufficiale dell’esercito francese e un mantello avvolto intorno al corpo per proteggersi dal freddo invernale. In primo piano, a sinistra, su una ROCCIA sono incisi i nomi di Annibale e di Carlo Magno , insieme a quello di Bonaparte . Sono vari gli elementi dinamici nel quadro : la linea di forza obliqua del profilo della roccia, il cavallo che si impenna, la coda e la criniera del cavallo mosse dal vento il braccio sollevato di Napoleone il mantello di Napoleone che sventola come una bandiera, sempre verso sinistra alcune nuvole più scure nel cielo che hanno una forma sottile e che anch’esse puntano verso sinistra il CAVALLO scalpita, vuole correre in avanti; non è spaventato, ma piuttosto pieno di energia. Napoleone lo trattiene per poter accompagnare il cammino faticoso dei soldati. Trattenendolo, Napoleone mostra la sua forza di volontà, il suo dominio sugli eventi. LA STORIA : Napoleone Bonaparte, primo console della Repubblica francese, attraversa le Alpi per raggiungere la pianura padana dove si scontrerà con Gli Austriaci, sconfiggendoli nella battaglia di Marengo (Seconda Campagna d’Italia). Il viaggio viene fatto d’inverno, su sentieri ripidi e coperti di neve. L’esercito viaggia di notte per cercare di non provocare valanghe. I pesantissimi cannoni dovranno essere smontati dai supporti (affusti) e caricati su slitte costruite con tronchi d’albero scavati; ogni slitta è trascinata da dieci soldati. Sulla roccia i nomi di Annibale e Carlo Magno, che avevano fatto lo stesso percorso per giungere in Italia in campagne militari passate alla storia, sottolineano che anche l’impresa che sta per compiere Napoleone sarà ricordata. Annibale, comandante dei cartaginesi, nel 218 a. C., all’inizio della Seconda Guerra Punica aveva invaso l’Italia proprio passando attraverso le Alpi con un immenso esercito accompagnato dagli elefanti per prendere i Romani alle spalle. Carlo Magno, re dei Franchi, valica le Alpi per attaccare l’esercito di Desiderio, re dei Longobardi che sconfigge nel 774. J ean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban 1780 – Parigi 1867)  Ingres fu allievo di Jaques-Louis David (1748 - 1825) che lo introdusse nell'estetica neoclassica. Nella sua pittura l’insegnamento di David viene rielaborato in un modo personale, rinunciando a ogni messaggio morale e politico (presente nelle opere di David) per esaltare semplicemente un ideale di bellezza che rimanda a Raffaello .   La lu ce e il colore delle opere di Ingres, nonché la perfezione tecnica del disegno destano grande ammirazione nella società parigina, dove ben presto diventa uno dei pittori più richiesti dalle dame per ottenere un ritratto. Ingres, di origine borghese, sarà il pittore della borghesia ricca che si affaccia sulla scena della società e che può permettersi di farsi ritrarre, come fino a poco fa solo i nobili potevano fare. Nell'opera che prendiamo in esame, sono evidenti i punti di riferimento di Ingres che lo accompagnano in tutta la sua produzione: oltre al principio del bello ideale , derivato dall'arte greca del periodo classico, la scultura romana (specialmente quella dei monumenti celebrativi) e, accanto a questi riferimenti colti, vi sono alcuni artisti - Raffaello , non per niente l'artista considerato il più vicino alla classicità nel Rinascimento, e Jan Van Eyck , per l'uso di colori intensi e luminosi e per la tecnica impeccabile. Google Arts & Culture - Ingres Jean-Auguste-Dominique Ingres, Napoleone sul trono imperiale (1806); olio su tela, 260 x 163 cm, Musée de l'Armée, Parigi LETTURA DELL'OPERA L’opera di Ingres è un ritratto a figura intera , ambientato in un interno poco illuminato, nel quale una luce molto intensa cade sul s oggetto e rivela molti particolari. il formato del Ritratto di Napoleone è una tela rettangolare, disposta in verticale. Questo permette al pittore di sottolineare la tensione verso l’alto del soggetto, solitario e sostanzialmente immobile al centro della scena il soggetto è posto al centro del quadro e si staglia in modo ben definito su uno sfondo molto scuro, che ci ricorda i ritratti rinascimentali, in particolare quelli di Antonello da Messina che aveva derivato dalla pittura fiamminga l’uso di utilizzare un fondo molto scuro per permettere allo sguardo dell’osservatore di concentrarsi sul soggetto. Il soggetto, noi lo sappiamo, è un famoso personaggio storico, Napoleone Bonaparte, rappresentato in modo molto somigliante, così come possiamo vedere confrontando i numerosi ritratti che Napoleone stesso si fece realizzare dagli artisti più in vista del suo tempo. Il soggetto, dicevamo, è posto al centro e incorniciato dallo schienale del trono su cui è seduto. La sua postura appare rigida , l’espressione del volto è seria, autoritaria e l’abbigliamento regale sottolinea, anche per la presenza di alcuni attributi, il suo ruolo politico e storico . Ingres era pittore ufficiale di Napoleone in Francia e chiaramente quest’opera ha lo scopo di tramandare ai posteri l’immagine di Napoleone Bonaparte non solo come imperatore, ma anche come arbitro della storia del suo tempo. Un elemento da non trascurare nel quadro è dato dalla collocazione del trono sopra un piedestallo ricoperto da un tappeto decorato con elementi simbolici . Il piedestallo contribuisce a sottolineare il senso di superiorità del personaggio rappresentato, ma è anche legato ad un aspetto documentario: Napoleone non era molto alto di statura e nei ritratti veniva sempre rappresentato con degli stratagemmi che potessero rappresentare la sua statura politica e militare, sicuramente maggiore di quella fisica. L’osservatore che dovesse trovarsi di fronte a quest’opera, si troverebbe idealmente ai piedi della scalinata, sovrastato completamente dalla monumentale figura dell’Imperatore. Il quadro è ricco di elementi simbolici , molti dei quali si riferiscono ad un contesto antico, romano, in particolare. Si tratta di elementi che sottolineano il potere : l’alloro che decora l’arco superiore della spalliera del trono, così come la corona , sempre di alloro, sul capo di Napoleone – quella corona che veniva messa dalla dea Vittoria sul capo degli eroi che si erano distinti sul campo di battaglia e che qui allude alle tante vittorie riportate da Napoleone. È un modo per sottolineare che l’autorità di Bonaparte non viene semplicemente per diritto di nascita, come accadeva nella monarchia ereditaria, ma è dovuta al valore dell’uomo . Dal punto di vista storico, questa corona ricorda quella degli imperatori romani. Altri riferimenti al contesto romano sono i braccioli del trono , descritti come lesene scanalate sormontate da capitelli corinzi , arricchiti dall’aquila , che ritroviamo anche sul tappeto ai piedi di Napoleone. L’aquila era il simbolo dell’Impero Romano e compariva sulle insegne che l’esercito portava in battaglia . Sempre sui braccioli sono visibili due globi . Il globo sormontato dalla croce era fin dal medioevo segno che il potere politico di re e imperatori derivava dalla volontà divina. Nell’opera di Ingres questo globo non è sormontato dalla croce, a sottolineare come il potere di Napoleone fosse totalmente indipendente dalla Chiesa. Soffermandoci più da vicino sulla figura di Napoleone , possiamo notare che il suo abbigliamento è caratterizzato da un ampio mantello di velluto rosso foderato di pelliccia d’ermellino . Il colore rosso allude al colore porpora utilizzato fin dal tempo dei romani per indicare il potere politico. Il mantello è inoltre finemente ricamato in oro con le api , simbolo dei re merovingi – i primi re di Francia. Nella mano destra, Napoleone regge uno scettro decorato alla sommità da una statuina di Carlo Magno : la presenza delle api e di questo riferimento a Carlo Magno, indicano la volontà di Napoleone di rinnovare il potere politico andando alle radici della storia francese, quando i re erano condottieri indomiti e non nobili molli e superficiali, abituati a vivere di rendita alle spalle del loro popolo . Appoggiato alla coscia sinistra, sta un altro scettro, sormontato da una mano semi-chiusa: è l’antico scettro dei re di Francia che indica il potere giuridico , collegabile anche all’ermellino , ancor oggi utilizzato dai giudici come segno del loro potere, e alla bilancia , intessuta nel tappeto. Al fianco, Napoleone porta una spada ispirata a quella di Carlo Magno e il cui fodero è decorato con oro e pietre preziose. Chiaramente, la spada allude al potere militare Sul tappeto è visibile anche un tondo in cui si può leggere il profilo di un’opera di Raffaello , la Madonna della seggiola . Qui Ingres ha voluto mettere bene in evidenza il suo riferimento artistico all’artista rinascimentale più ‘classico’, Raffaello, appunto, quale suo maestro . Nella pittura di Ingres tutto appare descritto in modo minuzioso e perfetto . Come vedremo però, la limpidezza della rappresentazione non descrive una realtà realmente esistente, quanto piuttosto una realtà fortemente idealizzata . La composizione del Ritratto di Napoleone, col soggetto saldamente posto al centro del quadro è fortemente simmetrica e quasi bloccata, ma il pittore, per evitare la troppa staticità di una simile composizione, introduce due linee di forza divergenti , date dai due scettri. Con questo espediente, riesce a conferire un certo dinamismo , che potremmo definire razionale e controllato . Tale dinamismo è sottolineato anche dall’andamento del mantello e dalla contrapposizione del braccio destro alzato e di quello sinistro a riposo oltreché del piede sinistro poggiato sul cuscino, sul quale Napoleone sembra stare per caricare il proprio peso nell’atto di alzarsi . Nel quadro di Ingres abbiamo colori vivaci e luminosi . I colori prevalenti sono il rosso porpora (accostato in basso ad un caldo arancione ), il bianco e l’oro , che spiccano su uno sfondo in forte penombra. Sono presenti anche il blu e l’azzurro . Ingres stende i colori in modo uniforme, senza lasciare segni evidenti delle pennellate ; i passaggi cromatici nelle zone più o meno illuminate sono molto graduali e morbidi. Il modo usato da Ingres per definire con precisione ogni aspe tto del proprio dipinto è molto razionale, anche nella stesura del colore che accompagna anche tecnicamente la ricerca di una bellezza ideale . L’opera di Ingres è in tutto e per tutto Neoclassica Il dipinto di Ingres è molto razionale ; la composizione mira all’equilibrio; il personaggio di Napoleone è fortemente idealizzato e i tanti elementi simbolici guidano il fruitore ad una lettura precisa dell’opera. Anche l’uso del colore, e la tecnica esecutiva, risentono fortemente della razionalità e della scelta di riferirsi ai modelli classici. Napoleone valica il Gran Sanbernardo, Jaques-Louis David Ingres, Napoleone sul tono imperiale

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  • Le Civiltà Fluviali e l'Egitto | ProfCasilli

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Thanks to the favorable conditions of the climate and the abundance of crops, these civilizations develop the first forms of trade and the creation of markets in which to exchange goods. These activities in turn favor the birth of the first cities. Society is being defined thanks to the division of labor : people specialize in specific fields such as farmers, traders, artisans, etc. It is in this context that writing is born and, as we all know, history begins with writing . Initially it was used to keep records of warehouses of goods or to draw up contracts between merchants, later it was used to write the laws, but also for literary works such as the story of Gilgamesh, the first epic poem in history. The form of writing adopted in Mesopotamia (about 3350 BC) is called cuneiform, because it is made with triangular signs, impressed in the fresh clay. In Egypt, on the other hand, a more complex form of writing was adopted, which mixes drawings and signs, called hieroglyphic writing. Mesopotamia In this region many civilizations developed with similar characteristics both in social organization and in artistic production. Sumerians (from 4.000 / 3.500 BC to 1.700 BC Babylonians (1,800 - 600 BC) Assyrians (1.100 - 612 BC) Persians (539 - 331 BC) With the conquest of the Persian empire, Alexander the Great, these territories will become part of the Hellenistic world. Ziggurat the Sumerian term 𒅆𒂍𒉪 means 'to be high'; stepped construction (overlapping platforms) of decreasing size (increasingly smaller) with shoe walls (= sloping walls) - religious service - astronomical observatory - residence of the priests - real warehouses The art of Mesopotamia is an expression of power and spirituality The art of the Mesopotamian peoples is mainly manifested in the decorations of the royal palaces and urban walls with human and animal figures represented in profile and in schematic forms . The Sumerians were responsible for the foundation of the first large cities (Susa, Ur, Lagash and Uruk) and the invention of clay brick , an abundant material along the banks of the rivers, with which the ziggurats were built, large stepped structures with predominantly religious. The term means 'to be high'. The ziggurat is formed by several quadrangular platforms placed one on top of the other, of decreasing sizes and with scarp walls , that is, inclined inwards to improve the stability of the building. The ziggurat is basically an artificial mountain, a building that allows you to get closer to the gods, like so many are built in ancient times and in different parts of the world. The temple is located in the upper part and on the last platform you could also observe the celestial vault: therefore it also had the function of an astronomical observatory. In the floors below were the apartments of the priests and in the lower tier the royal warehouses where resources were accumulated that could be distributed to the population in case of need. La Porta di Ishtar I re babilonesi Hammurabi (vissuto circa nel 1800 a. C.) e Nabucodonosor II (634 a.C. ca – 562 a.C. circa) si dedicano invece alla realizzazione di grandi palazzi, mura e porte urbane rivestiti con la tecnica della ceramica invetriata . L’arte e l’architettura diventano uno strumento per mostrare la potenza del re. Il colore blu utilizzato per lo sfondo è il blu egizio , pigmento inventato dagli antichi egiziani come sostituto del più raro e prezioso blu oltremare che si otteneva dal lapislazzuli con un lungo e complicato procedimento. Il blu egizio è sostanzialmente vetro blu macinato molto finemente. Applicato sui mattoni di terracotta, si scioglieva quando questi venivano cotti nuovamente nel forno, formando uno strato sottile di vetro. urbano (agg.) = il termine viene dal sostantivo latino urbs che significa città. L'aggettivo significa quindi 'della città'. ceramica invetriata = si tratta di oggetti realizzati in terracotta sui quali è applicato un sottile strato di vetro. VIDEO - Come si fa il blu egizio Nelle immagini della galleria vediamo la Porta di Ištar e due degli animali con cui è decorata. La porta di Ishtar era l'ottava porta della città interna di Babilonia, città scoperta dall'archeologo tedesco Robert Koldewey nel 1899. La città di Babilonia si trova nell'attuale Iraq. La porta venne costruita intorno al 575 a. C. durante il regno di Nabucodonosor II e consacrata alla dea Ištar. È alta 14 metri e larga 10. La porta conduceva verso i più importanti edifici di culto e amministrativi. Dal 1930 la porta si trova al Pergamonmuseum di Berlino. I re assiri Sargon II e Assurbanipal fondano nuove città, con palazzi ornati da grandi sculture e raffinati bassorilievi, nei quali gli stessi re figurano come protagonisti di gesta eroiche. I Persiani, a loro volta, costruiscono palazzi ornati da bassorilievi in stile assiro-babilonese. Osservando il fregio degli arcieri , possiamo osservare che le figure umane sono sempre rappresentate di profilo ; un piede è posto davanti all'altro per dare l'idea del movimento; nel viso, l'occhio è rappresentato di fronte . Di notevole bellezza è il fregio della Caccia al leone di Assurbanipal . Nella galleria ho inserito l'immagine di un particolare di teste di cavallo. Per apprezzare pienamente il naturalismo del fregio, rimando alla pagina del British Museum , dove l'opera è conservata. Porta di Ishtar, 600-500 a.C. terracotta invetriata e smaltata, altezza 14,73 m, larghezza 15,70 m, Pergamon Museum, Berlino Porta di Ishtar, Toro La facciata è decorata con i Tori sacri ad Adad, dio delle intemperie. Le figure regali sono a rilievo e il loro colore ambrato spicca decisamente sul fondale azzurro lucido della terracotta. Porta di Ishtar, Mushushu Altri animali fantastici si alternano ai Tori, sono i Draghi sacri di Marduk, la massima divinità babilonese. Questi animali sono chiamati i Mushushu, e sono rappresentati con quattro zampe e una testa di serpente. Fregio degli Arcieri, dal palazzo di Dario I a Susa, 510 a. C. ca. Altezza di ciascun arciere 147 cm ca. Mattoni smaltati, Parigi, Museo del Louvre. Caccia al leone di Assurbanipal, particolare 645-635 a. C. British Museum Cavalli del carro da guerra reale, particolare dal fregio della Caccia al leone dal Palazzo Nord di Ninive Mesopotamian peoples also make small statues in the round in alabaster, a fairly soft stone that is easy to carve. They are figures of praying : men in prayer, represented schematically with their hands folded to their chests, large eyes wide open and the typical sheep's wool skirt. The blue pupils, made with the precious lapis lazuli, give the prayers a sense of spirituality Statue of Ebil-il, high priest of the Ištar temple, a place among whose ruins the statue was found, in the city of Mari . Dating back to the 25th century BC, it is now housed in the Louvre Museum in Paris. The priestly state of Ebil-il (the name is engraved on the statue) emerges from the "bald" head, typical of temple priests. Ebil-il, dressed in a sheepskin skirt, sits on a basket of reeds, his hands clasped indicating his "praying" posture. The statue, in alabaster, is 53 cm high. The Lamassu is a beneficial deity: in sculpture it is represented in the form of a winged bull with a human head. It was placed, in pairs, to protect the entrance doors of buildings and cities. It also performed an architectural function, as it supported part of the weight of the overlying structure. The head, the only part sculpted in the round, represents a bearded man with finely chiseled features. The body is rendered with anatomical precision; it has five legs, so as to appear stationary when viewed from the front, moving when viewed from the side. One of the Lamassu from the Khorsabad Palace of the Louvre (c. 713-707 BC) Side view. The invention of the mosaic The mosaic is one of the earliest documented artistic expressions in antiquity. The first examples date back to the Sumerians , in the 4th millennium BC The 'tessere' consisted of cones in marble or colored terracotta (white, black, red) which were placed in a plaster base on walls or columns in order to create geometric decorative motifs . . Testimonies have come to us from the city of Uruk , founded around 3,000 BC by the Sumerians and then conquered by the Babylonians. Ancient Uruk is located in Iraq , 20 kilometers east of the Euphrates River, in a swampy region about 230 kilometers southeast of Baghdad. By clicking on the underlined term you will instead see an example of a mosaic made with stone cones from the White Temple of Warka near Uruk. The fragment is kept in the Sulaimaniya Museum, in Iraq. The function of these mosaics was obviously decorative, but it also served to protect the walls of the buildings which were made of raw clay bricks dried in the sun. Portion of mosaic cladding in terracotta cones from the temple of Eanna (Warka) in the Uruk area. This portion of the wall is now preserved in Berlin at the Pergamonmuseum. The banner of Ur Stendardo di Ur (2500 a. C.), struttura in legno con mosaico (altezza: 21,7 - 22 cm, lunghezza: 50, 4 cm, larghezza della base: 11,60 cm, larghezza base superiore: 5, 60 cm; British Museum, Londra Lo stendardo di Ur venne ritrovato nel Cimitero Reale dell'antica città sumera presso Tell al-Muqayyar, nel sud dell'attuale Iraq. L'oggetto, usato probabilmente come insegna regale , è costituito da una struttura in legno decorata a mosaico e intarsio su quattro lati e sulla parte superiore. Sulla base, un foro permetteva di innalzare lo stendardo su un palo e, dunque, di portarlo in processione. I materiali utilizzati per la decorazione sono: madreperla , calcare rosso e lapislazzuli , fissati con bitume . Un lato presenta una decorazione su tre fasce; la lettura di questa scena va fatta dalla fascia più in basso e da sinistra verso destra. una serie di carri da guerra, guidati da soldati armati e trainati da cavalli, travolgono i nemici nella seconda fascia si ha una processione di soldati a piedi e di prigionieri nella terza fascia, a sinistra, il carro del re è preceduto da guardie (le figure sono rivolte verso destra); sul lato opposto si trova una schiera di prigionieri rivolti verso sinistra; al centro vi è la figura del re, rappresentato in dimensioni maggiori degli altri personaggi per sottolinearne la maggiore importanza. Sul lato opposto, nelle due fascie inferiori si vede una schiera di uomini intervallati ad animali (buoi, capre): probabilmente sono i sudditi che portano al re offerte o tributi; nella fascia superiore il re (figura più grande delle altre) partecipa ad un banchetto con dignitari seduti che sollevano dei bicchieri; a destra un cantante e un suonatore di lira intrattengono gli ospiti. L'oggetto venne ritrovato in pezzi e restaurato. Technique: mosaic and inlay Materials: wooden structure bitumen as an adhesive lapis lazuli (background) from Afghanistan mother of pearl red limestone (possibly from India) Video - Lapis Lazuli (English language) Bitumen is a hydrocarbon, it is part of the oil 'family' . In the image you can see a natural bitumen lake that still exists today in Trinidad. The ancients used this material that emerged from the ground in some areas. The Sumerians used it as 'glue' to attach the mosaic tiles of the Banner of Ur, the Egyptians used it in the mummification process. The cuneiform writing The first form of writing appears in the Mesopotamian area around 4,000 BC. C. and more precisely in Uruk. It is a pictographic type of writing, in which the signs are a stylized representation of real objects. The subsequent evolution leads to a further simplification of the pictographic signs. The processed signs are of two types: logograms and phonograms. Logograms indicate whole words. Phonograms indicate sounds. Cuneiform inscription on the right shoulder of a statue from Adab (Bismaya). The inscription mentions the name of the king of Adab, Lugal-dalu, and states that the statue is dedicated or offered to the god Esar. (2.800 - 2350 BC) Museum of the Ancient East, Istanbul, Turkey. Article with images - Wall Street International Il codice di Hammurabi è una tra le più antiche raccolte di leggi scritte. Appartiene alla civiltà babilonese. Il testo è scritto in lingua accadica cuneiforme. Il bassorilievo raffigura il dio Shamash (dio solare della giustizia) seduto in trono mentre porge il codice delle leggi ad Hammurabi, sesto re della prima dinastia babilonese. Quella del Louvre non è l'unica versione del codice di cui sono stati trovati diversi frammenti di diorite e trascrizioni su tavolette d'argilla. Il testo è composto da circa 8000 parole scritte in 51 colonne, ciascuna con circa 80 righe. Il contenuto può essere approssimativamente diviso in tre sezioni: un prologo di circa 300 righe, che spiega la legittimazione divina del re; una parte principale, con 282 clausole legali; e un epilogo di circa 400 righe, che loda la rettitudine del re e invita i successivi governanti a obbedire alle leggi qui riportate. Codice di Hammurabi (1792-1795 ca a. C.); stele in basalto nero decorata con un bassorilievo e con iscrizioni in caratteri cuneiformi (altezza 225 cm, larghezza: 79 cm, spessore: 47 cm); Louvre , Parigi Tavolette d'argilla e biblioteche Since the nineteenth century excavation campaigns have been carried out in the Middle East which have brought to light entire libraries made up of dried raw clay tablets . What can be found in an Assyrian - Babylonian library? warehouse documentation official documents laws chronicles of history recipes poems literary texts In 1964 Paolo Matthiae, archaeologist of the La Sapienza University of Rome, discovered the city of Ebla , near the current Tell Mardick, in Syria. The excavation campaigns continue every year and in 1975 the state archive of the city is discovered: a veritable library containing thousands of documents, all written in cuneiform characters on sun-dried clay tablets. I have no recent news on the continuation of the excavations, but I fear that, as in the case of other archaeological sites, also in the case of Ebla, the excavations have been interrupted due to the long and bloody war that has hit Syria in recent years. One of the consequences of Daesh's seizure of power was the destruction of artifacts of great historical and artistic value and the sale of 'salable' artifacts on the black market to finance the war. Very famous is the epic poem The Epic of Gilgameš (2600 - 2500 BC) which contains the oldest tale of the universal flood. The text, of which six versions are known, was found in the royal library of Ur. By following the link you will be able to see the version of the text which is kept at the British Museum in London. Very particular are the letters , which have sometimes been found still inserted in their 'envelopes' Tablet with envelope Clay envelope with tablet enclosed inside. The envelope contains a memorandum relating to a quantity of refined copper, certified by several individuals, for which the patronymic is also provided. Kanesh Paleo-Assyrian origin (19th century BC) Clay 5.1 x 6 x 2.9 cm .® Ligabue Collection The name of the archaeologist Khaled el Assad is now known all over the world due, unfortunately, to his heroic death during the Syrian war. In 2015, Khaled el Assad was captured by Isis (Daesh) militiamen and tortured to reveal where the precious treasures found in the archaeological excavations of the city of Palmyra were. The archaeologist will be beheaded, without having revealed the location of the treasures. The city of Palmyra , a UNESCO site since 1980, which was in an extraordinary state of conservation, was almost completely destroyed by Isis. EBLA - Official site of the Italian mission To ensure that the contents of the letter were not violated by prying eyes, the envelope was sealed using an engraved cylinder that matched the writer's 'signature'. Mesopotamian cylinder seal in limestone and relative impression; Shamash adoration scene, (Louvre) Cylindrical seal and modern impression: hunting scene. 2200-2100 BC Mesopotamia. The MET (Metropolitan Museum of Art, New York THE CUNEIFORME AND ARNALDO TOMODORO WRITING It often happens that contemporary artists are fascinated by ancient art and culture and this is precisely the case of the sculptor Arnaldo Pomodoro whose sculptures are found all over the world. Here beside you see The arrow (1993-1995) which is located in Paris at the UNESCO headquarters, but its spheres are very famous: perfect geometric shapes that reveal mysterious mechanisms within them. Arnaldo Pomodoro, La freccia, 1993-1995; bronzo, 198 × 468 × 167 cm, Parigi, Palazzo dell'UNESCO Arnaldo Pomodoro, Sfera Grande , 1971, Piazza della Libertà, Pesaro (PU) After having studied in depth the Mesopotamian civilizations, Pomodoro creates works in which the cuneiform writing, imprinted in the clay, inspires him a very personal way of sculpting the material. We see it very well in the Labyrinth , a sculpture you can enter ... Right here, in the first room, we find a huge cylinder of engraved stone - a seal with inscriptions that look just like cuneiform characters; on the floor and on the wall, a writing in relief seems to be produced by the movement of the seal. Of course it is not really the language of the ancient Babylonians, but a contemporary work of art in front of which we cannot help but think of the ancient texts, mysterious and incomprehensible to us, but full of charm. By following the last link you can play games, see the Labyrinth with virtual reality and book a visit, when you can ... Alla scoperta del Labirinto di Arnaldo Pomodoro per approfondire - scrivere in cuneiforme L'Egitto Fin dai tempi antichi, la civiltà egizia ha suscitato curiosità e meraviglia, soprattutto a causa degli imponenti monumenti disseminati lungo il corso del Nilo. La ricerca delle testimonianze dell’Antico Egitto non fa parte soltanto della storia più recente dell’archeologia. ma ha caratterizzato anche l’antichità, fin dal tempo dei Greci e dei Romani. L’ammirazione spesso aveva come conseguenza l’asportazione di opere, come statue e obelischi, che venivano ricollocate altrove - Roma è disseminata di obelischi egizi, per esempio. Talvolta, il mistero che circondava quest’antica civiltà si avvicinava alla magia - probabilmente a causa del grande impegno profuso dagli antichi egizi nell’assicurare la resurrezione ai propri faraoni e importanti dignitari. Fin dal XII secolo si diffuse in Europa l’uso farmacologico della polvere di mummia, considerata potentissimo rimedio contro le malattie più difficili da curare, come per esempio l’epilessia. Museo Egizio di Torino - virtual tour Museo Egizio Torino - tour virtuale ragazzi Museo Egizio del Cairo - collezione Nell’affrontare lo studio della produzione artistica degli egizi, l’indicazione è quella di leggere il capitolo del libro, facendo particolare attenzione alle immagini e alle didascalie che le accompagnano. In questa sezione, invece, troverete gli argomenti principali di interesse più propriamente artistico che è necessario conoscere bene: questi argomenti ritorneranno anche in futuro e ci permetteranno di osservare i cambiamenti. Emanuela Pulvirenti - L'arte Egizia DOVE VENIVA UTILIZZATA? DOVE VENIVA UTILIZZATA? DOVE VENIVA UTILIZZATA? DOVE VENIVA UTILIZZATA? - su pareti e colonne di edifici - sulle strutture in legno di mobili e sarcofagi - sui papiri - sui manufatti in terracotta LA TECNICA LA TECNICA LA TECNICA LA TECNICA tempera Pigmenti + gomma arabica + albume d’uovo I colori erano preparati miscelando i pigmenti ottenuti dalla macinazione di terre colorate, cui veniva aggiunta una sostanza collosa formata da acqua, lattice di gomma e albume d’uovo. I pennelli erano ricavati dalle fibre di palma. GOMMA ARABICA GOMMA ARABICA GOMMA ARABICA GOMMA ARABICA La gomma arabica è la resina ottenuta dagli alberi di acacia. Ancor oggi è alla base della composizione degli acquerelli ed è utilizzata anche in campo alimentare come addensante per preparare le caramelle gommose. CAMPITURA CAMPITURA CAMPITURA CAMPITURA Gli egizi stendevano i colori utilizzando la campitura: una stesura uniforme dentro una forma delimitata da un contorno. Nei dipinti egizi non ci sono sfumature e non esistono ombre perché tutto è immerso nella luce di Ra. Nell’ombra si potrebbe annidare il male, legato a Seth. La Pittura Home Verde Rosso Bianco Nero Giallo Blu Osiride, dipinto murale dalla Tomba di Sennedjem foto: licenza creative commons IL COLORE I significati, generalmente associati ai colori, derivano per lo più dall'osservazione della natura e da esperienze dirette, anche se, in alcuni casi, si osservano delle differenze nell'attribuzione dei significati, dovute alla cultura (come, per esempio, l'utilizzo del nero come colore del lutto, presso gli occidentali, e del bianco presso i giapponesi, col medesimo significato). Nell'antico Egitto, il colore (Iwen ) era parte integrante di ogni aspetto della vita quotidiana. Era, infatti, un indizio della sostanza di cui erano fatte le cose o del significato associato ad un aspetto del soggetto rappresentato. Per esempio, quando Amon veniva ritratto con la pelle blu, era in riferimento al suo aspetto cosmico. La pelle verde di Osiride, invece, era un riferimento al suo potere sulla vegetazione e alla sua resurrezione. Rosso (deshr): è un colore particolare, nel contesto dell'antica cultura egizia. Ha infatti due significati opposti : essendo il colore del sangue , può indicare la vita (e la vittoria), ma se questo sangue viene sparso attraverso un gesto di violenza, può diventare simbolo di morte e, più in generale, del male. A questo proposito, si può ricordare il mito di Iside e Osiride . Durante le celebrazioni, gli antichi egizi si dipingevano il corpo con ocra rossa, indossando amuleti in corniola , una pietra rosso scuro. Come simbolo di collera e di fuoco, dava origine ad espressioni come: agire "con cuore rosso", che voleva dire 'essere pieni di rabbia; mentre "arrossire" significava "morire". Il rosso era comunemente usato per simboleggiare la natura ardente del sole raggiante e gli amuleti col serpente che rappresenta l'"Occhio del Re" (fuoco, protezione e l'aspetto forse malevolo del sole) venivano fatti con mattoni rossi. Questo colore è stato collegato con la rigenerazione e con le forze pericolose che minacciavano l'ordine cosmico (Maat). Ad esempio, il deserto, minaccia per la vita, era chiamato "Terre rosse". Pericolo, distruzione e morte erano le idee connesse con il rosso: gli Scribi usavano l'inchiostro rosso quando volevano scrivere la parola "male". Il fatto che la pelle degli uomini egiziani venisse raffigurata con il rosso, non ha alcuna connotazione negativa. La vernice rossa veniva creata dagli artigiani egiziani utilizzando ferro ossidato naturalmente e ocra rossa. Una defunta presenta un'offerta a Horus, rappresentato con testa di falco e disco solare avvolto tra le spire di un serpente foto: licenza creative commons Il bianco (hedj e shesep) suggeriva l'onnipotenza e la purezza. Considerato come privo di colore, era usato per le cose semplici e sacre. Il nome della città santa di Menfi significava "Bianche mura". Sandali bianchi venivano indossati durante le cerimonie sacre. Gli oggetti rituali più comunemente utilizzati nei cerimoniali, come piccole ciotole e vasi canopi, erano privi di colore. Anche il tavolo per l'imbalsamazione del Bue Api di Menfi era di alabastro bianco. Bianco era anche il colore araldico dell'Alto Egitto: il "Nefer", la corona dell'Alto Egitto era bianca, anche se in origine probabilmente veniva fatta con canne verdi. Il colore bianco puro utilizzato in questo tipo di arte egizia era quello naturale del gesso. Vasi canopi provenienti dalla tomba di Neskhons, moglie di Pinedjem II, morta nel 981 a.C. (British Museum ) foto: licenza creative commons Rappresentazione della pesatura del cuore sul Papiro di Ani (British Museum ) foto: licenza creative commons Nell'antico Egitto, il nero (kem) era simbolo di morte e della notte. Osiride , il re dell'aldilà era anche chiamato "il nero". Una delle poche persone della vita reale ad essere divinizzate, la regina Ahmose Nefertari fu la patrona della necropoli. Era solitamente raffigurata con la pelle nera. Anubi , il dio dell'imbalsamazione era raffigurato come uno sciacallo o un cane nero. Così come il nero simboleggiava la morte era anche un simbolo naturale del mondo sotterraneo e quindi della resurrezione . Probabilmente era anche simbolo di fecondità e persino della vita . Questa associazione era dovuta all'abbondanza generata dal limo nero delle annuali inondazioni del Nilo. Il colore del limo divenne emblematico dello stesso Egitto: il paese, infatti, era chiamato "Kemet" (Terra nera). Pigmenti neri erano ricavati da composti del carbonio come fuliggine , carbone di legna o di terra oppure ossa di animali bruciate . Che Osiride fosse una divinità connessa con la fertilità della terra, legata alle piene del Nilo, è confermato anche dall'uso di realizzare dei piccoli sarcofagi con un incavo interno sagomato come il corpo della divinità che veniva riempito di terra e semi (corn mummies ). Questi sarcofagi venivano lasciati germogliare e poi interrati nei campi, in un rituale che doveva favorire l'agricoltura. Ahmose Nefertari, dalla tomba di Nebamon e Ipuky TT181 (Tebe), Neues Museum (Berlino) foto: licenza creative commons Articolo (Storica - National Geographic) - Osiride, il dio egizio dell'aldilà Il verde (wadhj) era il colore della vegetazione e della nuova vita. Nel linguaggio quotidiano fare "cose verdi" indicava un comportamento positivo. Come già accennato, Osiride era raffigurato spesso con la pelle verde ed era anche denominato Grande Verde. La malachite verde era un simbolo di gioia e la terra dei morti era descritta come il "campo di malachite". Nel libro dei morti si legge che il defunto diventerà un falco "le cui ali sono di pietra verde". L'occhio di Horus era un amuleto di pietra verde. Questo colore era anche associato alle divinità Hathor, Wadjet e Osiride. Il pigmento verde probabilmente veniva preparato come una pasta ricavata da ossidi di rame e di ferro mescolati con silice e calcio. Poteva anche essere estratto dalla malachite, un minerale naturale di rame. Ra e Imentet, dea delle necropoli occidentali dell'Egitto. Tomba di Nefertari, Tebe foto: licenza creative commons Il giallo (khenet, kenit) era ottenuto con ocre naturali oppure ossidi. Durante l'ultima parte del nuovo Regno, venne sviluppato un nuovo metodo, che derivava il colore dall'orpimento (trisolfuro di arsenico). Sia il sole che l'oro giallo condividevano le qualità di immortalità, eternità e indistruttibilità . Quindi l'uso del giallo, nell'arte egizia, generalmente indicava queste qualità. Si credeva che la pelle e le ossa degli dèi fossero d'oro . Così statue di divinità e maschere di mummie di Faraoni erano spesso costruite o placcate in oro. Quando il faraone moriva diventava il nuovo Osiride e quindi un Dio. Nell'immagine della Cerimonia di Apertura della bocca (a destra), notate i toni della pelle della mummia e di Anubi. Entrambi sono esseri divini ed entrambi hanno la pelle dorata, mentre il sacerdote e le donne in lutto hanno il classico rosso-marrone e giallo, tonalità della pelle usate solitamente per gli esseri umani. L'oro bianco , una lega di oro e argento, era considerato come l'equivalente dell'oro e qualche volta veniva utilizzato in contesti dove solitamente veniva usato il giallo. Libro dei morti di Hunefer : cerimonia di apertura della bocca. British Museum, Londra. Foto: licenza creative commons Blu (irtiu, sbedj): era preparato con ferro, ossidi di rame, silice e calcio. Questo prodotto aveva un colore ricco, che però era instabile e, a volte, si è scurito o si è modificato nel corso degli anni. Simboleggiava il cielo e l'acqua. In un certo senso cosmico estendeva il suo simbolismo ai cieli e alle inondazioni primordiali. In entrambi i casi il blu ha assunto il significato della vita e della rinascita . Era anche un simbolo del Nilo , delle sue colture e della fertilità . La fenice , che era un simbolo del diluvio primordiale, è stata modellata sull'airone che ha un piumaggio grigio-blu. Tuttavia, di solito era raffigurata con brillanti penne blu per sottolineare la sua associazione con le acque della creazione. Amon fu spesso raffigurato con il viso blu per simboleggiare il suo ruolo nella creazione del mondo. Per estensione i Faraoni erano talvolta indicati con facce blu, proprio per identificarli con Amon. I babbuini , che in natura non sono certo blu, sono stati dipinti con questo colore, ma non se ne conosce il motivo. L'ibis, un uccello blu era un simbolo di Thoth, proprio come il babbuino. Può essere quindi che i babbuini fossero raffigurati in blu per sottolineare la loro connessione a Thoth. Gli dei spesso erano raffigurati con capelli fatti di lapislazzuli, una pietra azzurra. Amuleto : Thoth raffigurato come un Ibis accompagnato dalla dea Maat. Faïence blu-azzurra, 3,1 x 4 x 1,5 cm, datazione: 722–332 a.C., Collezione del Museo Egizio di Torino Foto: creative commons Trascrivo, solo per ragioni di leggibilità, le descrizioni dei colori, utilizzati dagli egizi, reperibili sul sito Cultor College . Eventuali modifiche sono dovute a studi e approfondimenti personali. Seguendo il link, potete trovare altre utili informazioni LETTURA DELL'OPERA Dato che ci occupiamo di arte visiva, è abbastanza logico che sia importantissimo osservare bene le immagini e cercare quali siano gli elementi che le rendono uniche e speciali. Non basta quindi guardare superficialmente un'opera, ma dobbiamo soffermarci un po' di più sui suoi diversi aspetti. Può essere utile porsi alcune domande che ci guidino nell'osservazione: Di che tipo di opera si tratta ? (è una scultura, un bassorilievo, un dipinto? conosci la differenza tra questi e altri tipi di arte?) conosci l'autore (o comunque la civiltà o il periodo cui appartiene)? che cosa rappresenta? qual è secondo te il significato? Queste sono le domande principali, ma più domande riesci a porti, più scoprirai caratteristiche che ad un primo sguardo, probabilmente, ti erano sfuggite. Scena di caccia sul Nilo lettura dell'opera Frammento di dipinto parietale dalla tomba di Nebamun raffigurante una scena di caccia; 1350 a. C. ca; British Museum , Londra Immagine di pubblico dominio Partiamo dalla prima domanda: di che tipo di opera si tratta? Si tratta chiaramente di un dipinto e in particolare di un dipinto parietale , cioè fatto su una parete. Questo frammento di dipinto stava nella tomba di un funzionario reale vissuto sotto il regno di Thutmose IV e Amenofi III. Questo funzionario venne sepolto a Sheikh Abd El Qurna , in una necropoli dedicata ai funzionari reali e si trova lungo il Nilo, nella zona di Tebe, dove si trovano la famosa Valle delle Regine, il tempio di Luxor e quello di Karnak. Dalla tomba, sono stati asportati diversi frammenti dipinti: tre di questi si trovano custoditi al British Museum di Londra, uno si trova al museo di Avignone, in Francia, mentre degli altri si sono perse le tracce (probabilmente sono finiti nelle mani di qualche collezionista privato). Potrà sembrarti strano, ma non sappiamo dove si trovi esattamente la tomba da cui provengono questi dipinti: i primi archeologi erano più dei cacciatori di tesori, che degli scienziati. Si appropriavano di ciò che secondo loro poteva avere un valore e non si preoccupavano di documentare la scoperta. La tomba era rivestita di stucco che nell'antichità era fatto con un impasto di calce e pozzolana (materiale poroso e leggero di origine vulcanica), misto a polvere di marmo o gesso e che risultava così molto liscio. Successivamente lo stucco veniva decorato con pittura a tempera , dalle tinte vivide e chiare, e con pennellata svelta e sicura motivata dal rapido essiccamento dei colori. 2. Conosci l'autore (o la civiltà) cui appartiene? Si tratta sicuramente di un dipinto dell'antica civiltà egizia. 3. Che cosa rappresenta? Si tratta di una scena di caccia ambientata in una palude. Gli elementi naturali sono descritti in modo realistico , anche se talvolta stilizzato (vedi per esempio le piante di papiro. La figura umana è sempre stilizzata e, come si può vedere, la dimensione dipende dall’importanza del personaggio rappresentato. Il faraone, che dopo la morte viene divinizzato, e le divinità vengono rappresentati grandi, mentre le mogli, i figli e tutti gli altri membri della società sono di dimensioni inferiori. 4. Qual è secondo te il significato? Qui ognuno può dare la sua interpretazione, ma per capire il vero significato dobbiamo ricordarci che si tratta della decorazione di una tomba. Possiamo dire che questa scena bellissima rappresenta la visione che gli egizi avevano della vita oltre la morte : pensavano che avrebbero continuato a fare le cose che amavano fare in vita, come per esempio, andare a caccia. La loro vita sarebbe stata agiata, circondati da ogni tipo di comodità e ricchezza in una natura lussureggiante, cioè rigogliosa. Quali caratteristiche mi permettono di dire che questo dipinto appartiene all'antica civiltà egizia? Rappresentazione della figura umana Nefertari che presenta delle offerte , dipinto dalla tomba di Nefertari, Luxor Foto: licenza creative commons IN PITTURA Nella pittura, la figura umana è stilizzata , cioè è rappresentata secondo un modello stilistico messo a punto dagli antichi artisti egizi. Vediamo gli elementi fondamentali: la testa è rappresentata di profilo l'occhio è rappresentato come se lo vedessimo di fronte la parte superiore del corpo è vista di fronte dalla vita in giù (fianchi, gambe e piedi) la rappresentazione torna ad essere vista di profilo le proporzioni delle diverse parti del corpo vengono stabilite da un canone di proporzione , basato sull'unità di misura del cubito , cioè la misura del pugno chiuso. Canone egizio per la rappresentazione della figura umana. L'immagine è ripresa dalle risorse didattiche scaricabili del UM (The University of Menphis ). Video - interno della Tomba QV66 di Nefertari Visita virtuale nella tomba QV66 di Nefertari (Virtual Reality) IN SCULTURA Le sculture egizie sono realizzate riproducendo un reticolo sui quattro lati del blocco di pietra. Su ciascun lato si disegna la visione frontale, laterale (destra e sinistra) e posteriore e si scolpisce su tutti e quattro i lati, Alla fine si arrotondano gli spigoli. Si utilizza sempre il canone di proporzione. Le statue, pur continuando a seguire lo stile tipico del gusto egizio, spesso introducono elementi di somiglianza con i personaggi rappresentati. Statuette incompiute di Micerino , custodite nel Museum of Fine Arts di Boston. Immagine riprodotta dal sito La civiltà egizia , in cui puoi trovare molte informazioni relative a questi reperti Busto di Nefertiti . Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Neues Museum , Berlino. Foto: licenza creative commons Scriba rosso, 2620-2350 a.C. circa, calcare e cristallo di rocca, altezza 53,7 cm, da Saqquara, Museo del Louvre, Parigi Colosso di Akhenaton , Museo Egizio del Cairo, Egitto Immagine: licenza creative commons LETTURA DELL'OPERA Micerino e la moglie hanno lo sguardo rivolto in avanti. Il faraone indossa il nemes , il tipico copricapo egizio che simboleggia la natura divina del faraone, figlio del dio sole Ra, venuto in Terra a proteggere il suo popolo e la sua terra: l'Egitto; la moglie, invece indossa una parrucca con fitte trecce. Il corpo è descritto in modo da farci capire che gli egizi conoscevano molto bene l’anatomia, ma la rappresentazione è idealizzata secondo lo stile del tempo. La posa del corpo è statica (immobile) e rigida: le braccia della figura maschile sono vicine al corpo, le mani chiuse attorno ad un oggetto. La postura delle gambe suggerisce il movimento: la gamba destra tesa all’indietro e la sinistra avanzata, come per compiere un passo; tuttavia, i piedi poggiano completamente a terra e il ginocchio non è piegato. La figura femminile è ritratta mentre compie un gesto di tenerezza, abbracciando il marito (osserva la mano destra attorno al busto del faraone, mentre la sinistra si appoggia al braccio sinistro). Il braccio visibile è rigido, così come la mano, la muscolatura non è descritta in modo verosimile. Le figure sono scolpite in un unico blocco. La pietra tra braccia e gambe non viene asportata . Statua di Micerino e della regina Khamerernebti II , in pietra grigia, rinvenuta nel tempio mortuario del faraone a Giza. Conservata al Museum of Fine Arts di Boston Immagine: licenza creative commons ARCHITETTURA Le strutture architettoniche che ci sono arrivate hanno carattere monumentale e sono legate all culto dei morti o delle innumerevoli divinità . Famosissime sono le tre piramidi di Giza, ma molte sono anche le sepolture nelle valli dei re e delle regine. La forma perfetta della piramide è il risultato di un lungo percorso di tentativi e fallimenti . Ne è prova la piramide di Snefru, la cosiddetta ‘piramide romboidale’. Piramide di Snefru, ( 2560 a. C. ca.) altezza 105 m, l'inclinazione iniziale era di circa 54° (la piramide avrebbe dovuto raggiungere l'altezza di 133 m) poi modificata in 44°, per impedire il crollo dell'edificio. Governatorato di Giza, Egitto Foto: licenza Creative Commons La pendenza delle tre piramidi più famose (quelle di Cheope, Kefren e Micerino) va dai 51 ai 53°. Esistono piramidi con pendenze diverse (le piramidi nubiane , per esempio, hanno pendenza tra i 40 e i 50°). La pendenza doveva essere calcolata in modo preciso in base al tipo di terreno su cui sarebbe stata costruita . Il terreno su cui venne costruita la piramide di Snefru non era abbastanza solido per permettere la costruzione di una piramide alta 133 m, visti i cedimenti, gli architetti cambiarono l'inclinazione per poter portare a termine la costruzione. Il Pyramidion Il mito della creazione di Eliopoli In cima alla piramide e agli obelischi, era posto il pyramidion. Sulle piramidi, il pyramidion era costituito da una grande pietra piramidale realizzata in marmi di diverso colore e che poteva recare delle incisioni in caratteri geroglifici e rappresentazioni di Ra. Obelisco di Luxor con pyramidion dorato , Place de la Concorde, Parigi Foto di Dennis Jarvis, licenza Creative Commons Pyramidion della piramide di Amenemhat III a Dahshur presso il Museo Egizio del Cairo Foto di Jon Bodsworth, licenza Creative Commons Sugli obelischi, invece, il pyramidion era generalmente liscio e poteva essere ricoperto con lamine di oro o elettro (una particolare lega di oro e argento) o rame dorato. È detto anche pietra di Benben. Benben, nella mitologia egizia, era la collina primigenia che emerse dall’oceano del Nun e sulla quale il dio creatore Atum generò se stesso e la prima coppia divina. Qui puoi trovare degli articoli che parlano di alcuni miti cosmogonici egizi: wikipedia -benben Glencairn Museum News - Ancient Egyptian Creation Myth... Storica - Ptah e la creazione del mondo Il Tempio di Luxor Ingresso al Tempio di Luxor col viale fiancheggiato da sfingi, il primo pilone con uno dei due obelischi; l'obelisco mancante si trova ora a Parigi Foto di Jose Antonio, Licenza Creative Commons I templi sono edifici complessi con stanze e cortili collegati tra loro . Sono basati sul sistema trilitico , che abbiamo già incontrato nel periodo preistorico (piedritti + architrave). Le colonne hanno fusti che si ispirano a fasci di steli di papiro e sono sormontate da capitelli che si ispirano a infiorescenze di papiro chiuse o aperte. L’elemento orizzontale, l’architrave , è costituito da travi di pietra che si uniscono al centro del capitello. Colonne e pareti portano spesso numerose iscrizioni e in origine erano completamente dipinte a colori vivaci. Il Tempio di Abu Simbel Il complesso archeologico del sito di Abu Simbel, in egizio Meha, è composto principalmente da due enormi templi in roccia, detti templi rupestri ricavati dal fianco della montagna. Vennero fatti costruire dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. per intimidire i vicini Nubiani e per commemorare la vittoria nella Battaglia di Qadesh. La scoperta di Abu Simbel fa parte delle pagine più avventurose dell’archeologia. Scoperto nel 1813 dallo svizzero Johann Ludwig Burckhardt , fu Giovanni Battista Belzoni ad entrarvi per la prima volta nel 1817. Belzoni era un personaggio molto particolare: ingegnere idraulico, in gioventù si era mantenuto a Londra facendo l’uomo forzuto’ nei circhi e successivamente si era imbarcato per l’Egitto insieme alla moglie come rappresentante di sistemi idraulici.Qui decise poi di dedicarsi alla ricerca archeologica. Il personaggio di Indiana Jones si ispira proprio alle sue rocambolesche avventure. Nel 1979 è stato riconosciuto come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Abu Simbel è simbolo dell’ingegno umano: gli egizi lo costruirono in modo che il 20 febbraio e il 20 ottobre il primo raggio di sole andasse a colpire la statua di Ramses II sul fondo del santuario. Dopo la costruzione della diga di Assuan , che produsse l’allagamento di vasti territori, una missione italiana realizzò un’impresa senza precedenti: lo spostamento dell’intero tempio su un livello più alto della collina nella quale era stato scavato . Per spostare il tempio, dopo lunghe e laboriose progettazioni, si decise di tagliarlo in blocchi numerati e poi ricomposti. Dopo lo spostamento, il fenomeno del raggio di sole si manifesta regolarmente due volte l’anno il 22 febbraio e il 22 ottobre. Articolo - Il trasferimento del Tempio di Abu Simbel - Storica - National Geographic VIDEO - Trasloco del tempio di Abu Simbel (tomba di Ramesse II) VIDEO - Moving the Egyptian Temples of Abu Simbel (1968) Il tempio di Hator a Dendera Situato a circa 2,5 km a sud-est della località di Dendera, è uno dei templi meglio conservati di tutto l'Egitto. L'intero complesso copre un'area di circa 40.000 m² ed è interamente circondato da un muro di mattoni a secco . Il complesso ospita cappelle , santuari ed un lago sacro oltre a una chiesa cristiana ed a due mammisi ovvero i luoghi della rinascita, destinati a celebrare la nascita annuale del figlio del re, il dio-figlio Il tempio è ricco di dipinti bellissimi. Qui troviamo anche una rappresentazione dello zodiaco egizio, derivato, secondo gli studi, da quello mesopotamico. Al centro, viene rappresentata la volta celeste, con le costellazioni, il sole e la luna nella posizione dell'eclissi solare del 25 settembre del 52 a. C. I ritratti del Fayyum Si tratta di straordinari dipinti ritrovati nella valle del Fayyum. I dipinti, realizzati con la tecnica dell’encausto (pigmento mescolato a cera calda e applicato su tavole di legno) appartengono al periodo copto (diffusione della chiesa cristiana greca). Le tavole di legno erano inserite nei bendaggi delle mummie. Sono testimonianza straordinaria della sopravvivenza delle antiche tradizioni funerarie e allo stesso tempo della straordinaria abilità tecnica ed espressiva raggiunta dagli artisti greci, di cui ci restano rarissime testimonianze pittoriche foto: public domain Wikimedia-Commons: raccolta Storica - National Geographic - I ritratti del Fayyum, sguardi dall'aldilà Materiali per ulteriore approfondimento MU - The University of Menphis - link a siti sulla civiltà e l'arte egizia Expedition Magazine - ANCIENT EGYPTIAN STONE-DRILLING Guardian - Egypt ...'Book of the Dead' Papyrus National Geographic - Meeting Hinat Ansa.it: La Via Lattea raffigurata nella dea dell'antico Egitto Nut The ancient Egyptian personification of the milky way as the sky-goddess Nut:.. La scrittura egizia VIDEO -Come funziona il geroglifico VIDEO - Pillole di geroglifico 1 VIDEO - Pillole di geroglifico 2 VIDEO - Pillole di geroglifico 3 VIDEO - Pillole di geroglifico 4 VIDEO - Pillole di geroglifico 5 VIDEO - Pillole di geroglifico 6 VIDEO - Pillole di geroglifico 8 TORNA A STORIA DELL'ARTE Up

  • Arte Longobarda | ProfCasilli

    Arte longobarda (VI - VIII secolo) Nel 568 i Longobardi si stabiliscono nel Nord Italia. La loro arte, come quella dei popoli barbari in generale, è legata soprattutto alla produzione di manufatti di piccole dimensioni. Tra le opere più comuni si trovano altari e oggetti in oro decorati con figure in bassorilievo molto schematiche e sproporzionate . Home L'origine Documenti scritti I manoscritti La Migrazione Migrazione lungo l'Elba Organizzazione sociale Religione I LONGOBARDI IN ITALIA 568 - 774 Origo Gentis Langobardorum Premessa all’Editto di Rotari Storia delle origini del popolo dei Winnili, struttura sociale e migrazioni Editto di re Rotari (643) Trascrizione leggi longobarde guidrigildo Historia Langobardorum Paolo Diacono Storico di Desiderio Riprende il contenuto dell’Origo gentis Langobardorum e lo completa con la storia dei longobardi fino al regno di Liutprando (744) Una migrazione lunga cinque secoli Dalla Scania i Winnili raggiungono la Scoringa , regione costiera dell’attuale Germania che si affaccia sul Mar Baltico e sul Mare del Nord Cambiano nome in Longobardi (come racconta l'Origo Gentis Langobardorum ) I Romani li incontrano per la prima volta nel 5 d.C. durante la campagna germanica dell’imperatore Tiberio Sono descritti come un popolo «più feroce dei feroci germani » Verso la fine del I secolo d. C., Tacito conferma la loro presenza alla foce del fiume Elba , nei pressi dell’attuale Amburgo «Nonostante l'esiguità del loro numero e il fatto di essere circondati da nazioni molto potenti, derivano la propria sicurezza non dalla sottomissione o da tributi, ma dal valore in battaglia .» WINNILI (= cani folli) – nome originario della popolazione Zona di origine – SCANIA regione meridionale della Svezia occupata nel I sec. a.C. Origo Gentis Langobardorum Editto di Rotari Historia Gentis Langobardorum (Paolo Diacono) Il testo dell'Istoria Gentis Langobardorum venne scritta da Paolo Diacono, lo storico di re Desiderio. La prima edizione originale è del 789. Ne esistono 115 copie Origo Gentis Langobardorum 1/3 RE eletto tra i capi delle FARAE GAIRETHINX assemblea delle lance ARIMANNI Organizzati in FARE Raggruppamenti familiari con funzioni militari ALDII Uomini semi – liberi Agricoltori, artigiani SCHIAVI In Scania culti legati all’adorazione di divinità femminili legate alla fertilità e alla terra (VANIR) Dopo la migrazione in Scoringa culti legati a divinità maschili di ispirazione guerriera (Æsir) In Pannonia conversione all'Arianesimo In Italia conversione al Cristianesimo La conversione riguarda solo il re e la sua famiglia e solo alcuni nobili. La maggior parte della popolazione continua a praticare i culti antichi e difende la propria identità culturale. UNESCO Brescia Il Sito Seriale Il monastero Il complesso Fasi costruttive Galleria immagini Lastra del pavone - video Il museo in classe - video UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura Il Monastero di San Salvatore e Santa Giulia a Brescia, insieme all’area archeologica del Capitolium, dal 25 giugno 2011 è iscritto nella World Heritage List dell’UNESCO WORLD HERITAGE LIST I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568 - 774 d. C.) Il sito seriale è composto da sette siti: Cividale del Friuli Brescia Castelseprio - Torba Campello sul Clitunno Spoleto Benevento Monte Sant'Angelo PATRIMONIO MONDIALE NELLA SCUOLA comprende le più importanti testimonianze monumentali longobarde esistenti sul territorio italiano, sparse dal nord al sud della penisola, laddove si estendevano i domini dei più importanti ducati longobardi. Monastero di San Salvatore e Santa Giulia •Monastero femminile di ordine benedettino (monastero di clausura) •Fondato da Desiderio e Ansa nel 753 •Anselperga , una delle figlie di Desiderio, sarà la prima badessa •Tutte le monache sono di origine longobarda e nobili: il monastero si arricchisce continuamente per le ricchezze e i terreni portati in dote dalle giovani •Gli artisti più importanti dell’epoca vengono chiamati per la decorazione del complesso di edifici costruiti intorno alla basilica di San Salvatore •L’assetto attuale è il risultato di interventi successivi: •763 costruzione della cripta dove vengono collocate le reliquie di Santa Giulia, santa di origine cartaginese, martirizzata in Corsica nel 450 •Insieme ai resti di Giulia, giungono molte altre reliquie •Intorno al 1100 vengono costruiti: •La chiesa di Santa Maria in Solario •Il campanile •Nel 1200 viene ampliata la cripta per permettere il flusso continuo dei pellegrini •In epoca rinascimentale vengono costruiti gli edifici coi chiostri, che vediamo oggi e •Il coro delle monache Google Arts & Culture - Il monastero di San Salvatore e Santa Giulia Capitello bizantino Spata nel fodero con impugnatura, scramasax, imbracciatura, umbone, barde, ascia barbuta 1/8 Per approfondire: I Longobardi in Italia L'altare del duca Ratchis stilizzazione deformazione horror vacui Didatticarte - Horror vacui Altare del duca Ratchis, 737 -744; Museo cristiano e tesoro del Duomo, Cividale del Friuli

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